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"Fame blu", un "già" evergreen destinato alla Storia

08/12/2022 00:01

Admin

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"Fame blu", un "già" evergreen destinato alla Storia

A cura di Federica Duello

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Viola Di Grado

 

Fame blu

La nave di Teseo

 

Le recensioni in LIBRIrtà


A cura di Federica Duello

    Mentre procedevo nella lettura di “Fame Blu” di Viola di Grado, edito da La Nave di Teseo, la mia mente si è immersa così tanto in quel microcosmo che, a prescindere dal colore già onestamente anticipato in copertina e all’interno del titolo, pagina dopo pagina, le sensazioni, le emozioni e le vicissitudini descritte hanno fatto sì che mi si creasse un dipinto immaginario in testa sorprendente simile a uno qualsiasi appartenente alla famosa fase blu di Picasso, quella che il celeberrimo pittore spagnolo attraversò agli inizi del secolo…

    Il trauma provocato dalla morte del fratello Ruben spinge una ragazza romana a trasferirsi a Shangai per insegnare italiano all’estero; questa, forse inconsapevole, scelta di vivere almeno in parte il sogno cinese del gemello deceduto, le permette di conoscere Xu, una ragazza con un passato familiare annichilente. 

    La forte esperienza personale appena trascorsa le permette di osservare in modo più adeguato lo shock culturale tra l’Europa e la Cina: tutto, nella seconda città più popolosa dello Stato asiatico, è profondamente diverso dall’atmosfera romana da cui proviene la ragazza. Poca o inesistente empatia verso il prossimo, atmosfera inquinata e grigia: Gli ambienti desolati e spogli, una volta pieni di vita e adesso in stato di abbandono contrastano con l’apparente ricchezza di una megalopoli tanto grande che è facile perdere anche sé stessi. L’unico rapporto che le permette di valicare la propria persona lo avrà con Xu: le due ragazze si addentreranno in una relazione saffica contrassegnata da bisogno d’affetto, autodistruzione e soddisfacimento del proprio ego soprattutto da parte dell’autoctona, sempre fin troppo diretta nelle proprie risposte e nell’espressione del proprio sé, che imporrà sulla ragazza italiana prima di tutto con la propria lingua, conosciuta ancora fin troppo superficialmente dall’altra, al fine di determinarsi su di lei e sulle vite di entrambe in risposta a una cultura cinese fortemente misogina che, in epoche anteriori, ha fatto sì che venisse cresciuta come un maschio a seguito dei desideri dei propri genitori, infranti al momento del parto. 

    Dall’incontro tra le due in avanti, si assisterà a un annichilimento della ragazza italiana, perennemente in colpa per essere sopravvissuta al fratello, in colpa per essere lei, quella meno determinata e ancora in vita, in colpa per essere lei, chi meritava di meno ed essere ancora in grado di respirare e camminare.

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    Non le importa neanche quando Xu le invia messaggi scritti in cinese, consapevole di essere dominata, cosciente di meritarselo: la lingua non rappresenta un problema, quando l’eros diventa così coinvolgente da diventare un buco nero in cui soffocare la propria identità e il proprio passato. Piena di rimpianti nei confronti del proprio passato vissuto in una media famiglia di Roma, l’animo della  ragazza italiana non tarda ad assumere le atmosfere fredde e cupe del suo nuovo contesto, blu come il titolo del libro, come le anime vaganti nelle notti di Shangai. 

    Il nome suo non verrà mai scritto, mai pronunciato, mai letto: come la stessa Di Grado annuncia già dalla citazione presente sulla primissima pagina del suo libro, “Amare è spogliarci dei nostri nomi”. Una frase di Octavio Paz, come suggerisce la scrittrice, che intende ribaltare l’importanza dei nomi, delle etichette, delle definizioni e delle storie personali quando entra in scena l’amore: tutto diventa nullo. Anche il nome, che per quanto definisca la nostra persona, in presenza di un essere altro che nutre dei sentimenti nei nostri confronti, esso diventa niente. Inconsistente, insignificante. E così tutto ciò che si trasferisce da una cultura a un’altra: perde di consistenza, si spoglia della propria importanza fin quando non viene assimilato, accolto dal contesto che la ospiterà subito dopo.


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L'autrice

Viola Di Grado si è laureata in lingue orientali a Torino. È stata in Erasmus a Leeds. Ha viaggiato in Cina e Giappone specializzandosi in filosofia cinese a Londra. Il suo primo romanzo Settanta acrilico trenta lana è stato pubblicato da e/o nel 2011. Ha tradotto opere di autrici come Joyce Carol Oates, Jami Attenberg e Anne Boyer. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo anche: Cuore cavo (E/O 2013); Fuoco al cielo (La Nave di Teseo 2019); Fame blu (La Nave di Teseo 2022).

 

 

Il libro

Titolo: Fame blu

Edizioni: La nave di Teso

Pagg.: 192

Prezzo: € 18,00

Voto/Valutazione: 8