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L’anno capovolto di Simone Innocenti

20/10/2022 01:01

Admin

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L’anno capovolto di Simone Innocenti

A cura di Gianfranco Cefalì

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Simone Innocenti

 

L'anno capovolto

 

Atlantide Edizioni

 

Le recensioni in LIBRIrtà


A cura di Gianfranco Cefalì

La clessidra. Il tempo. Un numero imprecisato di granelli di sabbia che si capovolgono. E si capovolgono di nuovo, ricominciando esattamente da dove erano partiti. Ogni granello, ogni singolo granello proviene da un passato che sbriciolandosi lo ha infilato in uno strano mondo trasparente, così che tutti, no, non tutti lo possano guardare. Ogni granello ha una sua vita e lotta, sgomita, scalcia, oppure resta fermo in balia degli eventi. E la clessidra che li contiene tutti rappresenta un microcosmo, rappresenta il tempo, il tempo che non ha sostanza, immateriale diventa percepito nelle vite, diventa qualcosa con cui fare i conti, ragionare, arrabbiarsi. Tempo con cui riflettere e su cui riflettere, tempo che scandisce invisibile la storia, le storie. 

Ma il tempo non sarebbe nulla se non ci fosse l’uomo a contarlo, a oggettivarlo, a renderlo passato o presente pensando al futuro. Qualcuno non riesce però a fare i conti con il tempo, altri ci riescono, qualcuno rimane incastrato non riuscendo a fare i conti con il proprio passato. Di uomini è perciò che si parla, di uomini e del loro tempo, delle loro vite, delle loro relazioni, azioni, reazioni.

 

Simone Innocenti ci accompagna dentro una serata in cui un gruppo di amici si incontra per salutare il nuovo anno e, come si può immaginare, ognuno dei protagonisti dovrà affrontare il momento dei bilanci, quelli con cui ognuno di noi ha a che fare nelle ricorrenze speciali. I nostri protagonisti si troveranno davanti questo tempo nella cena dell’ultimo dell’anno, si ritroveranno tutti e venti davanti a quello che possiamo benissimo immaginare come un palcoscenico disegnato, costruito, montato dalla coppia più benestante del gruppo.

Ognuno di loro dovrà fare i conti con qualcosa, con qualcuno, dovrà fare il bilancio della propria vita; non un semplice contabilizzare quello che è andato bene o male durante la propria esistenza, sarà più intricato perché i protagonisti saranno chiamati a ragionare, a destrutturare la loro intera vita, le relazioni tra di loro, dall’inizio della loro amicizia.

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Non ho parlato a caso di palcoscenico, mi è venuto infatti subito in mente Pirandello e i suoi “Sei personaggi in cerca di autore”. Potrà sembrare strano ma ho trovato anche nel libro di Simone Innocenti alcune tematiche trattate nel capolavoro dell’autore siciliano: il passaggio dalla persona al personaggio e perciò tra quello che si è veramente e quello che si vuole fare intendere agli altri e quello che gli altri percepiscono.

Una comunicazione fondata sulla trasmissione di messaggi inautentici, non rispondenti al nostro essere, perché impossibili da racchiudere nella convenzione del parlato, il che porta a rapporti compromessi sul nascere e quindi a una solitudine senza rimedio. La frammentazione della linea temporale, perché secondo Pirandello la vita non segue un corso lineare.

 

Ho parlato di palcoscenico anche perché vedrei bene l’opera di Innocenti trasposta per il teatro o per il cinema, magari osando e andando nella direzione di un piano sequenza, come quello di Sukurov e il suo “Arca Russa” o qualcosa di più (pop)olare come “Birdman” di Iñárritu. Potrei citare ancora il cinema Kammerspiel, oppure “Carnage” di Roman Polański, ma rischierei di andare oltre; certo i rimandi che mi sono venuti in mente sono tanti.

La scrittura di Simone Innocenti è meno lirica che nel suo precedente “Vani d’ombra” (che tra l’altro, almeno come titolo, ha una geniale citazione nella parte finale del libro) ma è più serrata, più ritmica, a suo agio con il concetto di tempo, con la storia che racconta, con le emozioni che vuole trasmettere. Questo non vuol dire che sia banale, tutt’altro: scritto in terza persona, la scrittura dell’autore è così immersiva che concettualmente si avvicina tantissimo a una prima persona rendendo quello che dovrebbe essere un narratore onnisciente in un quasi io narrante. Il ritmo è sostenuto, spezzettato in capitoli brevi dedicati ai singoli personaggi, si aggira dalle parti del giallo fino a esplorare il noir in certe atmosfere, senza dimenticare l’ironia che contraddistingue in modo naturale l’amicizia tra persone che va avanti da molto tempo. Personaggi caratterizzati in modo perfetto, e una scrittura che riesce a scavare e a identificarli ognuno con una propria lingua che lascia trasparire un carattere ben distinto.

Un’altra considerazione sulla scrittura va fatta per quella che considero una piccola chicca: il segno di interpunzione dei due punti! Segno che sembra essere sparito nella letteratura contemporanea, mentre qui è usato in modo perfetto.

Come tutti i grandi libri anche con questo l’autore non ci vuole solo raccontare una storia, ma ci vuole parlare di uomini, di esseri viventi, di verità, bugie. Vuole scavare in quell’umanità che in realtà abbraccia tutti noi, nessuno escluso. Uomini gretti, bugiardi, traditori, innamorati, fedeli, compagni, amici, nemici, onesti, coraggiosi, cinici. In sole due parole: esseri umani.


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L'autore

Simone Innocenti è nato  a Montelupo Fiorentino nel 1974, ha scritto Vani d’ombra (Voland), la guida letteraria Firenze Mare (Perrone), dopo aver esordito con Puntazza (Erudita). Suoi racconti sono apparsi in varie antologie. Si occupa di cronaca nera e giudiziaria e ha scritto per Il Corriere, La Nazione, Il Giornale della Toscana, Avvenire, L’Espresso e Sette. Attualmente lavora al Corriere Fiorentino, dorso regionale del Corriere della Sera e collabora con La Lettura.

 

Il libro

Titolo: L'anno capovolto

Edizioni: Atlantide
Pagg.: 181

Prezzo: € 16,50