All rights reserved
logo

Letto, riletto, recensito!

faziomassimomonade@yahoo.it
image-832

facebook
twitter
gplus
youtube
instagram

Seguici nei nostri social

logoscardillipressrotondo-trasparente

Francesco “Kento” Carlo – Barre. Rap, sogni e segreti in un carcere minorile

08/12/2021 23:01

Admin

Recensioni, home,

Francesco “Kento” Carlo – Barre. Rap, sogni e segreti in un carcere minorile

Francesco “Kento” Carlo – Barre. Rap, sogni e segreti in un carcere minorile - minimumfax - Le recensioni in LIBRIrtà - A cura di Letizia Cuzzola

schermata2021-12-08alle00-51-44-1638921143.png

Francesco "Kento" Carlo

 

Barre. Rap, sogni e segreti in un carcere

 

minimumfax

 

Le recensioni in LIBRIrtà


copertina111-1638921382.jpg

I lettori del nostro blog hanno conosciuto Kento lo scorso anno con la recensione di “Te lo dico in rap”, quest’anno lo incontriamo nuovamente con “Barre. Rap, sogni e segreti in un carcere minorile” (Minimum Fax, 2021). Come spesso accade, inizio la lettura dando un’occhiata all’ultima pagina e, mai come in questo caso, la prassi si rivela azzeccata: inquadrando il codice QR che chiude il testo potrete accompagnare la lettura con un mixtape ispirato ai fatti narrati e disponibile gratuitamente su tutte le piattaforme di streaming. Sorrido sorniona perché la musica di Kento è la soundtrack che accompagna quasi tutti i miei momenti di scrittura.

Francesco tiene dei corsi di scrittura e stilistica rap negli istituti penitenziari minorili e, fortunatamente, ha deciso di mettere nero su bianco le emozioni che questa esperienza, per nulla semplice e facile da interpretare, gli provoca. Percorriamo con lui la strada che lo conduce ad affrontare queste giovani vite ingabbiate ed è così che vengono fuori le storie dei detenuti ma anche le difficoltà del personale di polizia penitenziaria, la vita in questo microcosmo senza sfumature, senza virgole ma solo punti e mai interrogativi. Gli ordini si eseguono e basta: «Eppure, ogni animo positivo e volenteroso che varca questi cancelli deve scontrarsi con la burocrazia, con regole incomprensibili, con lo stigma sociale nei confronti del reo o presunto tale, con il bigottismo».

La parola diventa strumento di libertà, di aria che permette ai ragazzi di riprendere fiato, di inspirare l’aria pulita che Kento porta ed espirare il dolore e lo smarrimento che la detenzione porta con sé. A pagina 86 l’autore si rivolge direttamente al lettore e lo esorta: «Posate un attimo questo libro, aprite Google e cercate quanti suicidi ci sono stati in carcere l’anno scorso in Italia». 61. Più di uno a settimana. Fra le pagine di Barre emerge lo sdegno ma anche la volontà di costruire uno spazio in cui davvero si realizzi la funzione a cui dovrebbero essere vocate le carceri minorili: riabilitazione. E che questo compito fondamentale, necessario sia affidato in buona parte al volontariato è un pugno allo stomaco: come può uno Stato dirsi civile laddove ancora oggi troviamo ragazzini, poco più che bambini dietro sbarre? Come può essere ancora concepibile non prendere in considerazione alternative possibili? Ha senso tenere rinchiusi minorenni senza dar loro un supporto che li aiuti a comprendere il malfatto? Si può dire un buon genitore il padre che punisce il figlio chiudendolo fra quattro mura senza assisterlo nel processo di pentimento e rielaborazione del reato di cui è colpevole? Facile. Troppo facile. 

«Leggete i silenzi che non ho scritto». Sono tante le parole che si affollano nella mente mentre proviamo a immaginare i ragazzi che Francesco descrive in Barre, ma altrettanti momenti di smarrimento. Quel minuto di silenzio istituzionale di fronte al dolore diventa un minuto di silenzio di penitenza per la società tutta che non riesce a proteggere i suoi figli più fragili ma li isola, fa sì che trovino in carcere quella vita quotidiana scontata per molti ma che non lo è per tutti. La scrittura diretta ed emotiva di Kento ci rende partecipi, rende onore anche alla letteratura nella sua missione essenziale, almeno per me: raccontare vite e valori universali per indurre alla riflessione, per insegnare che di strada ancora ce n’è tanta troppa da percorrere ma che una società che sia davvero civile è possibile. Le parole di Francesco “Kento” Carlo: «Non uno specchio per riflettere il mondo, ma un martello per scolpirlo».


schermata2021-12-09alle15-38-06-1639060763.png

L’autore
Francesco “Kento” Carlo è un rapper di Reggio Calabria con dieci dischi e oltre mille concerti in carriera. Ha un blog sul Fatto Quotidiano ed è socio della LIPS – Lega Italiana Poetry Slam. Da più di dieci anni tiene laboratori di scrittura rap e poesia presso carceri minorili, comunità di recupero e scuole. Ha scritto “Te lo dico in rap”, uscito per Il Castoro nel 2020.

 

Il libro

Titolo: Barre. Rap, sogni e segreti in un carcere minorile

Editore: Minimum Fax

Pag: 177

Prezzo: € 16,00

Voto: Indispensabile