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Un bacio lungo un secondo

05/11/2021 00:01

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Un bacio lungo un secondo

Rosita Panetta - Un bacio lungo un secondo - Pathos edizioni - L'angolo della poesia - a cura di Paolo Pera

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Rosita Panetta

 

 

Un bacio lungo un secondo

 

 

Pathos Edizioni

 

 

L'angolo della poesia


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A cura di Paolo Pera

L’amore si sa è il motore del Cosmo, non serve scomodare Dante dal suo esilio sepolcrale, basta vedere la delicatezza di un bacio – non di certo le francesistiche passate di lingua nelle altrui bocche –, gesto d’affetto profondo che accompagna l’infanzia sino alla sua senilità, un piccolo stampo sul viso amico. L’amore è delicatezza, nessun’altra forma dello stesso è sana (questo non è mai troppo scontato da dire), e nell’esordio poetico di Rosita Panetta – Un bacio lungo un secondo, appunto, uno Smack, (Pathos Edizioni, 2021. Con una prefazione di Maria Concetta Giorgi) – tutto ciò è manifestazione viva, pulsante di casta bellezza. Dolce è pure l’autrice che tra queste pagine intende dar voce ad amiche che per amore hanno patito tormenti e violenze, amici scomparsi ma ricordati nella loro fresca ed eterna giovinezza, a un mondo naturale che muore ogni anno per poi rifiorire di splendore, e infine a sé stessa entro vari piccoli autoritratti, cammei, che la descrivono come persona dall’anima esposta, fragilmente corazzata da questa: bella, insomma, come pochi al mondo oramai, autentica, e con un fiore tra i capelli com’è giusto: «Abbiamo bisogno di musica e / di balli e farfalle colorate / che si posano sul naso, / e di fiori tra i capelli». Un animo materno è quello della poetessa, compassionevole al punto da divenire l’Altro per viverne appieno il dolore, alleggerendo così il più possibile l’amica/o dal suo peso.

L’Amicizia vuole sim-patia e com-passione… Di fronte a un esempio così nobile di poesie femminile, oltreché di femminile sensibilità, bianchissima poiché angelica ai miei occhi (ancor più che rosa), ci dovremmo indignare nei confronti di quelle volgari ricostruzioni di linguaggio pensate coi piedi da parte di una certa cattiva svolta femminista odierna – ridotta infatti a fare le pulci alle giuste forme linguistiche, inventandosene di orripilanti e scorrette, anziché battersi per questioni realmente necessarie –, svolte che tendono a chiamare le autrici di versi “poete” (espressione sinesteticamente marrone ai miei occhi), diremo dunque poet(ess)e fingendoci tutti felici. Perché mi chiedo, pur non essendo questa la sede (e me ne scuso), ledere la purezza di quelle parole che chiamano istintivamente il bello assoluto che il femminile porta in sé e con sé? Talvolta, poi, per mero desiderio di deturpazione (una delle tante brutte abitudini proprie della dominante Moda degli sfreghi): di imbruttimento, con fini che sfuggono alla mia volontà d’intenderli. Ma torniamo a cose più serie… Questo bacio che accompagna tutto il libro dura sì un secondo, mai scadendo nel volgare, ma in quell’attimo sta l’Eterno: Eterno che durerà almeno un secolo, per essere modesti; anni d’amore sincero per chi d’amore vive, per chi d’amore si nutre. L’anima di un vero essere umano non può che cercarlo, rimanendo talvolta ferita dalla simulazione di chi – per propria povertà – si cela nella menzogna, soffrendo e creando sofferenza. Ma in questo libro Panetta rifugge il dolore quanto chi ne crea, il tutto risulta un canzoniere della gioia inaudita, qui la Nostra deve avere di certo compiuto una mirata e mirabile selezione di quel positivo che ognuno – amandosi o, meglio, dovendosi amare… – se savio cerca di fare: «Prima di tutto, tu, / amati. / Guardati allo specchio, / in fondo agli occhi. / Truccati l’anima / baciati il cuore». Che dire di più se non augurarvi di ricevere tutta la bellezza possibile da questa delicata lettura? Questo libro, forsanche solo per la sua dolcezza, sa davvero ‘abbracciare il cuore’.


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