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La qualità dell'amore (non smielato) nel romanzo 'Il passo di Annone" di Saverio Giuseppe Petitto

24/02/2021 23:01

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La qualità dell'amore (non smielato) nel romanzo 'Il passo di Annone" di Saverio Giuseppe Petitto

Saverio Giuseppe Petitto – Il passo di Annone - Le recensioni In LIBRIrtà - Letizia Cuzzola

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Saverio Giuseppe Petitto

 

 

 

Il passo di Annone

 

 

 

Robin

 

 

Le recensioni in LIBRIrtà


A cura di Letizia Cuzzola

 

Il passo di Annone” di Saverio Giuseppe Petitto (Robin Edizioni, 2019) è una sorpresa: è giunto in un momento in cui la Vita aveva scelto per me la strada, il bivio: «La vera incognita di ogni viaggio è il ritorno e non la partenza. Certo, partire richiede coraggio, ma tornare è più complicato, perché chi torna guarda alle cose con occhi nuovi, cambiati. Per questo è difficile ritrovare la via di casa, lo si fa sempre per strade diverse». Ero sulla via del ritorno e ho lasciato che queste duecento pagine attendessero. Ho recuperato il tempo perso in poche ore perché si legge d’un fiato. Brevi pause per tentare di rispondere alle domande che pone.

Non vi anticiperò nulla della trama, più di essa sono i personaggi a costruire la storia, a diventare luoghi, a incarnare stati d’animo, a farsi essi stessi animo e spirito. Ci si arriva al termine della lettura a ricomporre i pezzi, a rimettere in ordine flashback e riflessioni. Tecnicamente potrei vederci un espediente letterario, da lettrice vedo un percorso guidato probabilmente inconsciamente. Ma necessario. 

Scopro solo adesso la penna di Petitto ma, già dalle prime pagine, mi auguro che continui a versarne ancora molto di inchiostro. L’idea è che ci sia stato un lavorio interiore non da poco, un lavoro di cesello e fatica per riuscire a condensare in queste pagine una strada, a mettere in fila mattoncino per mattoncino e incastrarli perfettamente. 

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«Caro ragazzo, a volte, la luce inganna e distrae dai propri compiti. E poi una casa è solo un luogo in cui qualcuno ci aspetta. Non dimentichi mai dove si trova, qui nessuno vi aspetta. Siete voi a dover aspettare». Anche la solitudine può essere una casa, una prigione. I primi giudici di noi stessi siamo noi, a volte clementi ma più spesso impietosi, diventiamo fabbri per le nostre stesse gabbie da cui guardiamo il mondo senza coraggio: «Spesso si crede che fare il bene si esaurisca nel rinunciare, che sia sufficiente non peccare, ci si ferma sulla porta dell’astensione, e si presume che questo basti ad assicurarsi l’anima. Fare il bene non vuol dire semplicemente rifiutare il male. Il fatto di non buttare giù un castello di carta non equivale a costruirlo. Ecco perché i cosiddetti cattivi ti sembrano più umani. In effetti lo sono. Perché agiscono, fanno qualcosa, per quanto deplorevole possa essere, continuano a conservare in sé le tracce di un’umanità che riconosciamo come nostra».

Pensiamo che per vivere a pieno la vita sia necessario metterci al primo posto, dimentichi degli altri ma quando questo avviene ci si riscopre deboli, aridi. Soli con se stessi si è un potenziale tutto e un potenziale nulla: «Ma ci si poteva dire davvero uomini solamente quando, pur conoscendo per certo i propri desideri, si era tuttavia in grado di operare una scelta diversa, in funzione di chi si amava».

L’amore c’è in questo romanzo ma non in maniera smielata, romantica come ci si aspetta ormai anche da un libro di cucina. È uno sguardo sull’amore, sulle scelte che porta a compiere e sulla sospensione del giudizio che spesso si adotta per prendersi in giro, per lasciare che le cose vadano da sé, rimbrottando magari poi per la fine che fanno: «Non c’è bisogno di morire per vivere in un inferno. È solo una questione di paura, è tutto lì. La paura ci confonde, ci annebbia (…)».

Ma una posizione è sempre necessario prenderla: «Spesso ho provato a tirare giù il cielo sulla terra, nel tentativo di farlo diventare terra. L’ho fatto con una corda immaginaria, legata ai fianchi, nonostante fossi stato consapevole che il cielo doveva stare dov’era, e che semmai avrei dovuto essere io a elevarmi, ad allungare le dita. Perché il Cielo è cielo, e la Terra è terra. Ed è così che deve essere».

 

Il libro

Titolo: Il passo di Annone

Autore: Saverio Giuseppe Petitto

Edizioni: Robin

Pagg.: 224

Prezzo: € 14,00

Valutazione: Profondo