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Le origini del fascismo del gigante buono di Giovanni Capurso

2021-04-01 00:01

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Le origini del fascismo del gigante buono di Giovanni Capurso

Giovanni Capurso - La ghianda e la spiga. Giuseppe Di Vagno e le origini del fascismo - Progedit - Le recensioni - A cura di Letizia Cuzzola

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A cura di Letizia Cuzzola

 

   «Questa non è la storia breve e intensa solo di un uomo, ma di un’epoca, di un fardello che le ultime generazioni si trascinano dietro. La sua ombra ci insegue ancora oggi e interroga il tribunale della nostra coscienza collettiva», principia così “La ghianda e la spiga. Giuseppe Di Vagno e le origini del fascismo” di Giovanni Capurso (Progedit, 2021). 

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   La storia di Peppino Di Vagno inizia nelle campagne di Conversano (Bari) nei primi decenni post-unitari che videro modificarsi radicalmente i rapporti fra classi dirigenti e popolo, le gerarchie del potere: «Tra i primi “avvocati sociali” del proprio tempo, il suo profilo politico, nell’area pugliese, fu l’inedita espressione della mobilità sociale prodotta dalla piccola e media borghesia contadina, capace di ritagliarsi uno spazio attraverso il duro lavoro, ma non certo con la lotta di classe». Di Vagno appare subito come uomo pragmatico, capace di prendere iniziative semplici ma di forte impatto sulla vita di un popolo vessato, abbandonato a se stesso e la politica socialista fattiva e riformista sembra la sua strada. Ormai attivo politicamente, neanche la Prima guerra mondiale, nonostante lo veda forzatamente arruolato, gli farà perdere di vista i propri ideali che gli faranno mantenere la schiena dritta per il resto delle breve vita, come si può constatare anche dai suoi scritti, nonché dalla costante attività sul territorio, ancor più ficcante negli anni immediatamente successivi alla guerra che aveva esasperato le già infime condizioni di vita delle masse contadine. La vita di Giuseppe Di Vagno si spegne a Mola di Bari il 26 settembre 1921, dove il giorno precedente: «(…) lesse un passo dal sapore profetico di Abraham Lincoln:

   “La probabilità che noi possiamo cadere nella lotta non deve scoraggiare dal sostenere una causa che noi crediamo giusta. Essa non scoraggerà me». Non devono scoraggiare i tentativi di depistaggio sul suo omicidio, il ridimensionamento dell’accaduto per non fermare l’avanzata del fascismo che da lì a poco avrebbe preso il sopravvento: «L’omicidio Di Vagno, in tal senso, fu certamente un omicidio di portata nazionale, in quanto, con grande probabilità, segnò un punto di non ritorno rispetto ai metodi violenti dello squadrismo agrario: aprì la strada a quell’anima del fascismo intransigente che avrebbe controllato l’Italia negli anni a venire».

   È trascorso un secolo dagli eventi narrati ed è ammirevole il modo in cui, in qualche modo, Capurso renda giustizia al “gigante buono”, a un uomo probabilmente troppo avanti per i suoi tempi. Un libro di riscatto da una giustizia terrena che non ha fatto i conti con la giustizia della Storia. Chapeau!


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L'autore

Giovanni Capurso, classe '78 natio di Molfetta (BA).
È un docente di Filosofia e Storia, giornalista e scrittore. Ha pubblicato diversi romanzi quali Nessun giorno è l’ultimo (Curcio), La vita dei pesci, (Manni), Il sentiero dei figli orfani (AlterEgo)

 

Il libro

Titolo: La ghianda e la spiga. Giuseppe Di Vagno e le origini del fascismo

Autore: Giovanni Capurso

Editore: Progedit

Pagg: 120

Prezzo: 13

Voto: Giusto