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La scoperta della 'strada' nel Volg'arte di Pierangelo Cardìa

2021-03-11 23:01

Admin

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La scoperta della 'strada' nel Volg'arte di Pierangelo Cardìa

Pierangelo Cardìa - Volgante - Gian Giacomo Della Porta Editore - L'angolo della poesia - A cura di Paolo Pera

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Pierangelo Cardìa

 

 

Volg’arte

 

 

Gian Giacomo Della Porta Editore

 

 

L'angolo della poesia


A cura di Paolo Pera

 

La nuova silloge di Pierangelo Cardìa (in foto mentre suona), Volg’arte (Gian Giacomo Della Porta Editore, Moncalieri 2020), sembra essere il diario speculativo d’un uomo capace di riflettere la «solitudine del sasso» con la lucidità propria di chi ha oramai scoperto la strada più simile alla saggezza. Le opere non si dànno in un’eccellenza formale, bensì si dànno in sprizzi d’onesta intelligenza linguistica, mescolati a tantissime altre parole. Oso sostenere che, esattamente come dice di sé il nostro autore, «leggo [qui] poesie scartate / da redattori poco avvezzi al genio». 

Tra un Adamo (ovvero Adolfo!) che ama Eva e genera Caini, rendendo perfida la terra, mi soffermerei più che altro sulla “tristezza serena” del Nostro: egli, editor della nuovissima casa editrice che l’ha pubblicato, è «solo un uomo / al centro dei tratti stilizzati / che chiamano scrittura», un individuo che – nella sua stanza – assiste silenziosamente «alla definitiva / invenzione / di Sacro», premettendo anzitempo:

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«Non chiedermi perciò / che faccio o dove vado / risponderei con uragano». Per mostrarne lo stile e il pensiero presento qui alcuni suoi versi riferiti al tema che ho scelto di presentare: «Su me è il peso della sintesi del cielo», «Terra che lo riprende dentro e lo sotterra», «Modera la polvere che si accumula sui libri», «Per un istante / immemorabile / larva non sarà farfalla», «Come in terra così sotto / l’uomo cresce intelligente», «Per dimenticare l’oblio / conta i vermi / e chiamali per nome»; il tempo sembra non essere in lui, «Non c’è distanza / tra giorno e notte», «Sappiate voi / che prevedere il tempo / delle cose / è una maledizione», «Riprende dal mattino dell’eterno ieri». Tutto ciò porta di certo Cardìa a questa conclusione: «Io me ne sto in disparte / e tutte le banalità del caso», quest’esistenza infine non è altro che un «Valhalla del Libro»: non certamente una vita felice, ma una vita vera, spesa nella sublime sospensione del pensiero mentre produce il mondo che l’opera d’arte è, pure la meno infinita.

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