sem2
All rights reserved
immagine-articolo-1024x744
faziomassimomonade@yahoo.it
logo4
logo4

Letto, riletto, recensito!


facebook
twitter
gplus
youtube
instagram

Seguici nei nostri social

11/04/2019, 01:01



Ivy-Compton---Più-donne-che-uomini---Fazi-Editore


 



Ivy Compton - Più donne che uomini - Fazi Editore

Le recensioni in LIBRIrtà

A cura di Domenica Blanda (Alias Anna Cavestri)

Josephine Napier è la direttrice di un grande istituto femminile in una cittadina inglese, dove la maggior parte degli insegnanti sono a loro volta donne.Ad aiutarla nella gestione dell’istituto è il marito Simon, avvocato e scrittore per passione. Con loro vive Gabriel di 23 anni, figlio del fratello di Josephine, adottato quando era neonato da lei "ai tempi in cui suo padre era tornato da un soggiorno all’ estero, vedovo e con lui neonato". 

È una donna forte e austera Josephine,  ma allo stesso tempo molto disponibile e generosa.È molto attenta alle sue insegnanti e si prodiga affinché tutte siano a loro agio nell ’ istituto.Le insegnanti arrivano da fuori, ed è sempre lei ad accoglierle gentilmente e mettendo loro a disposizione la parte della casa destinata agli insegnanti, con ogni confort. Si prodiga molto perché la fama della scuola sia sempre alta, non lesina mai quando qualcuna è in difficoltà ed ha fatto in modo che nel tempo si creasse un reciproco aiuto tra le insegnanti più giovani e quelle più anziane, ma sempre con l’occhio vigile su tutto e tutti. 

Passata la passione giovanile per il marito è a Gabriel che non risparmia amore e attenzione, tenendolo nonostante l’età e la voglia di autonomia ancorato a lei.In questo romanzo, l’impressione che ho avuto leggendo è quella di entrare mano a mano in scatole cinesi, ognuna con una storia a se e che andava poi a completare la storia d’insieme. 

L’autrice ci introduce immediatamente in un mondo tutto femminile, di solidarietà tra donne, discorsi di donne dove lei "la fa da padrona", per poi andare a rappresentare un mondo maschile, meno magico, a cominciare dal marito, sempre in secondo piano rispetto a lei, dal fratello che convive con un uomo molto più giovane di lui e da lui mantenuto, ( che andrà ad insegnare per poco nell istituto femminile)al loro amico avvocato, saccente e provocatorio per antonomasia. 

Ci porta poi nei rapporti familiari, che è ormai consolidato, non sono mai cristallini e pacifici.Ma a dare il grande tormento a Josephine sarà Gabriel, stanco di essere tenuto nella bambagia, laureatosi vorrebbe insegnare nella sua università. 

Ma prima si innamora della figlia di una governante della zia, si ostina a sposarsi con lei e seppur in contrasto , la zia dovrà cedere. Quello che succede a Gabriel è dentro ad una scatola cinese, una vita piena di imprevisti, travagliata .Gli imprevisti altri protagonisti in questo libro, che hanno una grande importanza, sveleranno molto di alcuni personaggi del libro, assolutamente insospettabili. 

È un libro interessante, una trama molto ben fatta, dove l’anima centrale è Josephine, succede tutto attorno a lei, gestito da lei sempre con maestria e caparbietà, anche quando le cose girano contro di lei.

Titolo: Più donne che uomini
Autore: Ivy Compton
Editore: Fazi
Pagg.: 260
Prezzo:  € 19,00 (in e-pub € 9,99)
Voto: 8

09/04/2019, 11:01



Alessandro-Zannoni---Stato-di-famiglia---SideKar-collana--di-Arkadia-Editore
Alessandro-Zannoni---Stato-di-famiglia---SideKar-collana--di-Arkadia-Editore


 



Debutta SideKar, costola di Arkadia Editore con "Stato di famiglia" di Alessandro Zannoni 

La novità
L’evento
Le recensioni in LIBRIrtà


A cura di Salvatore Massimo Fazio

Con Stato di famiglia, di Alessandro Zannoni, l’isolana sarda Arkadia editore, giovedì 11 aprile 2019, debutta con una nuova collana, SideKar, curata dalle sorelle, anch’esse isolane, ma di matrice sicula, Ivana e Mariela Peritore.

Recensione.
Le storie che lo scrittore ligure, racconta in questa, a nostro parere, antologia più che raccolta di racconti, sono ’formulate’ nello stile della retroazione. Tutte. E tutte hanno una innovazione in materia di nichilismo: se con papà Nietzsche o con l’affascinante Shopenhauer, quella perdita di valori, seppur radicale, ha uno spiraglio di luminosità per sperare di uscire da un vortice in cui non si riesce facilmente a determinarne un aspetto positivo, o ancora se in Caraco, Cioran o lo stesso Sgalambro, la speranza muore prima ancora di essere ambita attraverso la distruzione di certezze, in Zannoni, non si auspica nemmeno un millesimo di possibilità al risveglio di quella seconda opportunità che spesso diamo all’altro che nei nostri confronti sbaglia, marchiandoci con un timbro che spesso distrugge il nostro vissuto sociale.

Fissate bene la copertina, studiata ad hoc. C’è l’idea di famiglia, esposta e in bella posa per una foto. I volti vengono censurati da strisce di colore giallo (quel colore che richiama la vitalità ma anche i margini della schizofrenia in materia medica). Perché ci sono questi oscuramenti dei volti? 

Tenterò di dirvi la mia spingendomi oltre e mantenendo quello stile che ha contraddistinto, e che ci ha portato fortuna, del blog che qui rappresento. 

Sociologicamente, la comunicazione e l’esposizione verso margini di socialità era, prendiamo a caso un periodo pre ’68, battezzata inesorabilmente col crisma di un conservatorismo (non pensate a manifestazioni o fazioni politiche, quelle mandatele al diavolo!) dove il buon padre domenicale, andava allo stadio vestito da "domenica" per l’appunto. Di rigore il cappello e l’abito, elegantissimo, per sfogare, attraverso sfottò il rivale tifoso dell’altra squadra, una settimana di impegno per far vivere al meglio la propria famiglia. 

O la madre, dedita totalmente alla cura dei figli. Questa cura che si aveva la possibilità di essere mostrata nei nuclei familiari o con intimi amici, a chi meglio poteva vantare una ex-ducere ben strutturata, fintanto che i pargoli, educatamente venivano sottomessi alle idiozie dei genitori: "gioca con tuo cugino" o "recita la poesia per la zia" o ancora "racconta del fidanzatino", dunque questo curarsi dell’allevare un ottimo stato di famiglia, proprio come il titolo, si è evoluto, grazie a periodi o momenti che hanno distinto aspetti importanti. 

La rivoluzione sessuale, gli anni di piombo, la magnificenza della cocaina negli anni ’80 e ’90, o lo sdoganamento verso lidi accademici della figlia, (la figlia, la femmina, la donna!), che si apprestava a recarsi fuori città per frequentare l’Università sino a giungere alla laurea, col rischio di critiche che giungevano da parti terze "quelli mandano la loro figlia a studiare... chissà che studia questa", e giù a risate maliziose, mentre nella stanza o nell’antro della loro casa, i propri figli iniziavano ad accusare disturbi di personalità perché la ’retrogradozia’ (fatemi passare il neologismo) familiare li soffocava, così, giusto per il vanto di due imbecilli che creavano un nucleo familiare.

Quanto scritto cosa c’entra col nuovo libro di Alessandro Zannoni? Molto! Lo spiraglio di luce di cui, nichilisticamente, prima dicevamo, è figlio di retaggi culturali errati e troppo arcaici, ma anche di ciò che l’evoluzione ha imposto. Ecco perché con Zannoni, non cogliamo speranze di ripresa. Un fatto devastato, tale rimarrà, nel proseguimento della propria vita e nell’azione a seguire: l’omicidio.

Non a caso, e non sarebbe corretto, né da chi sta recensendo, né per chi ha già prenotato la propria copia nella libreria che più gli aggrada, uno solo dei racconti in minima parte lo raccontiamo al fine di chiarirvi quante parole ho sprecato sino ad ora:

Federica uccide la madre, perché la sua comunicazione - la ricordate quella comunicazione con margini di conservatorismo di cui prima?-, viene drasticamente interrotta dalla stessa madre con un gesto di rinforzo negativo, dicesi punizione in altri momenti storici. La giovane è totalmente assorbita dal suo smartphone, che è l’oggetto di continua relazione e interazione per il suo futuro relazionale. La ragazza, non studia, non è concentrata, non risponde alle domande di una partecipazione familiare, in lei esiste solo la comunicazione, nonostante e a scuola e a casa, tra le righe del racconto lo si comprende chiaramente, è una comunicazione malata, proprio perché il suo cellulare la rapporta col mondo, ma il suo mondo è divenuto prigione e gabbia di quella apertura che nel corso della storia ha portato ad evoluzioni sociali comunicative e che sociologicamente tornano a far male più di un boomerang: una famiglia che con il proprio stesso procedere, ha distrutto se stessa, nel nome della evoluzione e della tecnologia avanzata.

Il libro di Alessandro Zannoni, è un capolavoro noir, che merita di essere accolto in ogni periferia della nostra mente: nel paradosso della violenza, presente in tutti i racconti, ma azzarderei a dire solo di primo impatto, diventa formazione itinerante per evitare cadute dalle quali, come lo stesso ci omaggia, non ci rialzeremo mai. Al male, non si comanda!... specie se lo plasmiamo noi stessi!

Debutto con lode per SideKar, per Zannoni, per Arkadia, per l’editoria indipendente che non ha scheletri nell’armadio, ma solo tanta fatica e tanta voglia di diffondere autori di spessore, già nel firmamento e altri novizi.

Titolo: Stato di famiglia
Autore: Alessandro Zannoni
Editore: Arkadia/SideKar
Pagg.: 120
Prezzo: € 13,00
Voto: 10 e lode!

La prima assoluta si terrà giovedì 11 aprile 2019  presso il Lavoratorio Artistico, in Via dei Giardini, 20 a Sarzana (La Spezia) e in contemporanea si potrà seguire il tutto su www.radiorogna.it

05/04/2019, 14:01



Intervista-esclusiva-ad-Alessandro-Oricchio-che-sabato-6-aprile-ci-racconterà-uno-spaccato-sociale--di-un-militare-rientrato-ed-emarginato
Intervista-esclusiva-ad-Alessandro-Oricchio-che-sabato-6-aprile-ci-racconterà-uno-spaccato-sociale--di-un-militare-rientrato-ed-emarginato


 



Intervista esclusiva ad Alessandro Oricchio, il traduttore di Ahmel Echevarría che sabato 6 aprile presso la Libreria Vicolo Stretto di Catania, ci racconterà uno spaccato sociale  di un militare rientrato in patria per essere accolto... nell’emarginazione.

A cura di Salvatore Massimo Fazio

Sabato 6 aprile presso la Libreria Vicolo Stretto in Via Santa Filomena 38 a Catania. 


Sua maestà il caso si è messa di mezzo, e attraverso qualche algoritmo che mai conoscerò che l’incontro con Alessandro Oricchio avviene. E come avviene? Sotto la bandiera dello stesso colore, due colori, belli come il sole, rosso come il cuore.

Capirete il piacere nel ricevere il suo assenso alla mia proposta di intervista, così seduta stante, in vista dell’incontro che si terrà sabato 6 aprile alla Libreria Vicolo Stretto di Catania,

Sto parlando di Alessandro Oricchio e del suo gentile e bravo editore Catalfo di Edizioni Efesto, che gli lascia totalmente la parola:
«Il libro del cubano Ahmel Echevarría che ho avuto il piacere di tradurlo in italiano per Edizioni Efesto,  assieme alla professoressa Laura Mariottini, con la quale da 4 anni facciamo un lavoro di scouting di autori cubani, partecipando a diverse fiere internazionali del libro a La Habana (L’Avana), dove lo scorso febbraio sono tornato per scoprire e proporre altri autori al pubblico italiano. 

Bufali in marcia al mattatoio è uscito a fine dicembre 2018. La storia si incentra sulla marginalità. Un ex soldato tornato dalla guerra, ha un solo piano in testa: scontare un piano medesimo di reintegrazione. Già questo incipit dice molto: è un tour nella vita marginale, la lotta quotidiana per reinserirsi nella tessuto sociale, che lo ha lasciato ai bordi e non gli permette di reintegrarsi. 

Libro particolare, e cinematografico, per la forza delle immagini che l’autore riesce a presentare al lettore senza lasciarsi a descrizioni troppo ampie. Un libro asciutto e diretto, che ha come obiettivo di accompagnare il lettore fargli lasciare la comodità della sua casa per fare un "giro" nel territorio della marginalità assiema al protagonista. 

Questo titolo ha una capacità di farci piombare in una situazione sociale abbastanza particolare: la ricostruzione di una vita sociale che si alimenta di scelte folli, estreme, sesso esplicito che servono a dimenticare una condizione umana miserabile».




124592
Create a website