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"Pensiero Viola", di Leonardo Lodato e Viola Nocenzi è il ConsigLIBRO di stagione Estate 2022

20/06/2022 11:01

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"Pensiero Viola", di Leonardo Lodato e Viola Nocenzi è il ConsigLIBRO di stagione Estate 2022

A cura di Salvatore Massimo FazioConsigLIBRO Estate 2022

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A cura di Salvatore Massimo Fazio

 

Viola Nocenzi, se non a pochi eletti, non svelerà mai l'anno in cui è nata . Di Leonardo Lodato, posso raccontarvi che la prima volta che gli feci gli auguri, mi stava defenestrando ed esiliando dalle sue conoscenze. Hanno tanto in comune i due personaggi che oggi 'parleranno' e che ci terranno compagnia per tre mesi in homepage sul blog con il loro libro, scritto appunto a quattro mani, Pensiero Viola (Compagnia Nuove Indye, pp.124, € 20). Una meravigliosa comunicazione che aleggiando sulla scia della fisica quantica, è l'impossibilità roteante che non ci fa non incontrare, anche se non ci si incontrerà mai. I due autori, hanno scelto di consegnarlo al pubblico in forma epistolare, proprio perché di tale genere si è trattato. Si coglie una vasta cultura dei due, che vanno ben oltre la conoscenza delle cose lette o per sudditanza scolastica o per sentito dire. Sono due anime che guardano dentro, lo sanno? Non lo sanno? Sono profondi e spiritosi, geniali e preparati, appassionati e intriganti. Sono tanto, ben donde più di quanto hanno rilasciato nell'intervista per il nostro blog. Le famose interviste a 7 domande, stavolta, per la prima volta, si raddoppiano. L'intervista è composta di 14 domande e prende anche strade non previste, che ci fanno esplorare mondi inaspettati. Pensiero Viola è il libro di stagione “Estate 2022”, dunque il ConsigLIBRO di stagione "Estate 2022" del nostro blog. Un libro leggero, ma anche di studio e di approfondimento, pertanto da portare sotto l'ombrellone. O per chi non sopportando l'affollamento delle spiagge, semplicemente all'ombra della montagna, in tour o in spedizioni fuori porta per servizi giornalistici. È un libro che non poteva non essere calato nella nostra home page, nuovamente, per tre mesi. Buona lettura di intervista e del libro, fortemente consigliato. Ma procediamo con l'intervista!

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Leonardo cosa ti ha spinto nel dettaglio a scrivere un libro su e con Viola? E tu, Viola, perché hai accolto l'idea di Leonardo di scrivere un libro con te ma principalmente su di te?

«E' nato tutto per gioco» - incalza Leonardo Lodato - «Un'intervista telefonica ed è scattato quel feeling che si è trasformato in una sincera amicizia. La scommessa: ma a chi può fregar di meno di un libro su una ragazza che ha fatto appena un disco? Il bello, invece, è tutto quel che c'è dietro a questa persona. Un romanzo di vita fatto di episodi e di “guest star” che non ti aspetti.»

 

«A me» - continua Viola Nocenzi - «ha colpito Leonardo quando mi disse: “ci sarebbe da scrivere un libro su di te”. Da donna intuitiva quale mi sento, non volevo nemmeno scriverlo io, gli dissi di procedere. Da quel momento si è aperto un mondo: è nato un bellissimo viaggio nella forma di epistole, che all'inizio probabilmente doveva essere un preludio quando invece poi è diventata l'ossatura fondamentale del libro.»

 

Questo Libro doveva avere un altro titolo: “Il colore Viola” poi è cambiato, perché?

«Si, era “Il colore Viola”», rispondono quasi all'unisono, «inteso come colore, come energia, come strumento. Poi è uscito “Pensiero Viola” che mi accorgo» incalza Viola «rappresenta meglio il tutto.»

Romana, anche se non vivi nella Urbe. Palermitano nonché apolide fino ad essere definito 'd'adozione etnea'. C'è un altro fil rouge che potrebbe unirmi a voi. Tifo Roma: Viola nasce all'ombra dei Castelli, Leonardo non ha nascosto simpatie o antipatie delle scelte fatte negli anni dai 'governi' giallorossi che si sono succeduti. Il calcio, quanto può essere amabile e importante alla stregua della musica e... (se) tifate? 

«Tifo solo per una squadra da quando sono nato e non ti dico qual è». Mi preoccupa Lodato, che continua: «Al giallorosso mi lega la mia prima maglia di calcio regalatami da mio padre, la simpatia per un tal portiere degli anni Settanta che si chiamava Ginulfi, e una parentesi di affettuosa amicizia con quel gran calciatore che è stato Panucci. Sia gli appassionati di calcio che quelli di musica, in inglese, si chiamano “fans”. Questo la dice lunga sul reale rapporto intrinseco che può esserci tra calcio e musica. To play… football o music che sia… Ma una piccola differenza, purtroppo c'è. La musica unisce SEMPRE. Il calcio no.» Viola apre un capitolo a parte del quale non posso farne a meno: «A me non interessa, però mio padre è un grandissimo tifoso della Roma, pertanto il calcio, quindi la Roma. È un elemento molto importante nella mia vita. Lui è veramente tanto tifoso della Roma.»

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(Solo con Viola)
Non avrei voluto citare il Banco, ma... se il fondatore del Banco del Mutuo Soccorso (Vittorio Nocenzi, n.d.r.) è un tifoso della grande Roma?

«Pensa che da bambina mi insegnava e dovevo dirlo, FORZA MAGICA ROMA o FORZA ROMA, FORZA LUPI SO FINITI I TEMPI CUPI. È chiaro che non potevo appoggiare altro tifo per altre squadre che non fossero la Roma. Comunque, sono stata sempre della Roma, sicuramente per sostenere la fede di mio padre.»
 

Ma ci sono aneddoti legati alla Roma? 

«Certo, non è un segreto ad esempio che se c'è una partita della Roma, lui fa ritardare l'inizio del concerto e fa mettere pure nello schermo la partita, che tutti i fan devono vedere. È una passione forte che ha; ma non solo, posso dirti che una componente scaramantica è presentissima nel Banco.»

 

Cioè?

«Sto molto attenta, quando so che gioca la Roma, a non azzardarmi a telefonare, perché se dovesse capitare che segna nel momento in cui segna la Roma, sarei costretta a chiamare ogni tot di minuti (sorride).»

 

Giusto che sia così, Viola!

«Ma c'è anche il rovescio della medaglia»

Cosa?

«Che se chiamo e la Roma subisce un gol, rischio d'essere tacciata negativamente. Preferisco che finisca la partita pertanto.»

 

(Ambedue nuovamente)

Scorrendo le pagine di “Pensiero Viola”, sembra essersi creata alchimia tra voi: possibile che frattanto che 'epistolarizzavate' l'avete riconosciuta? E in che forma: tangibile o eterea? (Il riferimento è alla citazione di pag. 72 al capitolo 'Lettera n. 13 - Martedì 21 aprile 2021', titolato “FINCHE' MORTE NON CI SEPARI” dove il Lodato dichiara: “Che la presenza-assenza sia soltanto una roba fisica, materiale, semplicemente uno stato mentale”). E l'Entanglement, nella vostra speciale accezione, è ben oltre che una canzone: “Quale legge spiega eccezione e regola”, “E vorrei dirti che ho tanta sete”, “Sai quanto mi piace perderti”, “Non saprei dire no se volessi”: profezia di “Pensiero Viola”. Vi è piaciuto perdervi o siete riusciti a non saper dire 'no', anche volendolo? Dunque la prospettiva di un nuovo scambio epistolare possiamo attenderlo?

«Ho conosciuto Leonardo in occasione dell'uscita del mio album», racconta Viola, «Un periodo dove mi hanno intervistato da più parti, tra queste anche quella di Leonardo. Con Lui ho trascorso un'ora (telefonica, n.d.r.) che è passata velocemente e che mi è sembrato di conoscere da sempre. Credimi, non è un pour parler, quindi, tornando alla tua domanda, il contatto fu molto mentale che si avviò al concreto: è stato, anche veloce il susseguirsi della comunicazione dall'intervista che gli rilasciai ai libri che lui mi fece pervenire. Da lì, messaggi whatsapp e mail, con una spontaneità che mi ha fatto pensare al concetto di affinità elettive e spesso, cito io come lo cita lui lui, il mio brano “Entanglement” (terzo singolo estratto dall'album, n.d.a.), dove spiego questo esperimento di fisica quantistica, l'Entaglament per l'appunto dove lo spazio, il tempo e la materia, rimangono interconnesse anche se non in un piano di vicinanza. Le particelle dunque, anche se lontanissime, rimangono in contatto. Non vi è distorsione del pensiero come prima mi chiedevi, piuttosto penso che per come sono nate le cose, per come ci siamo trovati, per come è nato il libro, il legame è diventato concreto pur mantenendo la distanza non rende il tangibile possibile.» Leonardo invece più sintetico ci lascia con un dubbio: «Il bello della vita sta nel perdersi per poi provare l'emozione di ritrovarsi. Quanto alla presenza-assenza è quella che predicava Carmelo Bene. Chi è convinto di avere visto Carmelo Bene a teatro non ha capito nulla né di C.B. né di se stesso.»

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A pag. 37 di Pensiero Viola (nella foto accato) nella nota a fine capitolo si fa riferimento ad una comunicazione whatsapp e si lascia il lettore libero di interpretare le immagini che vi siete scambiati e delle quali non sa nello specifico cosa rappresentassero nei momenti in cui – nuovamente – le avete scambiate. Non avete dubitato della malafede del lettore? Insomma, ci troviamo innanzi a due gran pezzi di gnocch*; due personaggi noti della cultura e della parola orata scritta e cantata. In breve: siete anche belli!

Viola: «Potrei risponderti facendo un parallelo con la musica: Esiste, ma non esiste! Ciò perché i miliardi di interpretazione che le persone possono dare ascoltando una composizione o un brano, li deve lasciare liberi di spaziare. Non ho pensato alla malafede, se qualcuno volesse fari dei film, vuol dire che è la sua interpretazione, che va bene rispettarla e che parlerebbe della persona che la coglie così come è.» Leonardo: «Io pezzo di gnocco? Non me lo aveva mai detto nessuno… I nostri lettori hanno fantasie genuine, innocenti, non sono in malafede come te...»

 

Al giornalista , dunque solo a Leonardo: cos'è meglio un collaboratore che esegue e tace o un collaboratore che incalza con l'artista, anche dove non vuole il caposervizio che demanda una intervista?

«Il collaboratore deve essere umile e allo stesso tempo propositivo o pro-positivo. Il capo non ha sempre ragione.»

Battiato e Merini: due iconici personaggi che riprendete più volte nei diversi capitoli: quanto c'è di loro in ognuno di voi? 

Per Viola Nocenzi, «L'incontro con Alda Merini fu una vera Epifania. Fu sconvolgente. Ero convinta di essere già grande. Assistetti alla collaborazione di mio padre con Lei: lui componeva sulle poesie che lei aveva scritto e scriveva, frattanto ballava. Lo sguardo di Alda Merini è serafico e mi fece comprendere a fondo Miles Davis, cioè ci sono persone che davvero vanno oltre. Uno sguardo che riconosco in mio padre, in Miles Davis e proprio in Alda Merini, facendo anche scoperte come quella della vergogna. Non ho mai conosciuto vergogna, quello con Alda Merini, fu l'unico incontro della mia vita che mi ha portato vergogna. Era tutto pazzesco, mi ha sconvolto! Da questo uscì l'album di mio padre e di Alda Merini dal titolo “Movimenti”. Assistetti alla nascita di quell'album. Dopo ore a casa sua, prima di andare via mi regalò una gabbia, che porto con me in ogni trasloco. Ma c'è di più: fu l'unica volta che mi sono annullata: esisteva questo guardare oltre. C'era Alda Merini, c'era mio padre, c'era la loro produzione! Quando uscimmo, continuava a mantenersi la risata che fece quando mi regalò la gabbia. Da quel giorno mi sono messa profondamente in discussione e qui giungiamo a Franco (Battiato, n.d.r.). Era amico di mio padre, lo divenne di famiglia, l'ho potuto frequentare nell'ambiente più quotidiano, a casa mia. Era amico, ma anche artista, asceta, un uomo che rappresentava la spiritualità. È stato fondamentale per me, e come persona, mi sono avvicinata all'oriente, al buddismo, alla meditazione e per quell'affinità della quale dicevo creatasi con Leonardo: durante la nostra corrispondenza, parlavamo sempre di Franco. Il 18 maggio la notizia del suo decesso. Fu un argomento di unione molto forte, Battiato.» Per Leonardo Lodato, «Battiato rientra in quel numero esiguo di Artisti e di Uomini (uso appositamente le maiuscole) che, volenti o nolenti, ti lasciano dentro qualcosa. Alda Merini non ho mai avuto il piacere di incontrarla fisicamente, ma dai racconti di Viola viene fuori quella capacità di creare un imprinting unico e inimitabile.»

 

(In basso da sinistra : Franco Battiato, Alda Merini, Vittorio Nocenzi)

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Vi svelo un arcano: nell'anno del Signore 1994 mi iscrissi alla facoltà di Psicologia a Palermo. Da studente fuori sede, condividevo la casa con un ragazzo, Raffaele, che durante le ore a studiare, per concentrarsi metteva la musica del Banco: li conobbi così. Detto alla carlona, in qualche modo ancora una volta si incrociano i legami con voi: uno per Palermo, l'altra perché ho letto che ha seguito sin da infante tantissimi concerti del Banco. Alchimie che si svelano a distanza di oltre un ventennio? E per chiudere, Forza Roma!

Sintetica Viola: «(Ride di gusto i due autori) Beh, il Banco è anche il mio gruppo preferito, faceva bene Raffaele. E Forza Roma, Massimo!». Più esteso Leonardo: «L'alchimia, come dicevo prima è stata immediata. Tutto quel che ci siano detti è finito nel pentolone del mago Merlino e, come una magia, è venuto fuori il libro… Io credo tanto nell'alchimia quanto nelle pozioni magiche. La vita è una magia che, al di là delle sofferenze, ti permette di incontrare nel tuo cammino, per dirla con Gurdjieff, uomini (e in questo caso anche donne) straordinari. Spesso non ci fai caso. Altre volte, invece, ti si appiccicano addosso all'anima come un tatuaggio. Quanto alla Roma... io tifo per, non te lo dirò mai!»

 

Infine (atto II,) me la risolvete la storia del FANS/FAN?

Risponde quell'anima candida di Lodato: «Gnuranda che non sei altro!», è così fatto, mi ammonisce sempre, forse per questo motivo nel libro parla di una sua fidatissima collaboratrice, facendo il nome e manco mi considera, «Fans, con la s, come direbbe il buon Renzo Arbore… Amici di altri tempi, io non credo nella reincarnazione ma sicuramente l'energia che anima i nostri corpi rimane per sempre in circolazione e, dunque, siamo spesso destinati ad incontrarci ancora e ancora. Ma Fans e te l'ho detto anche prima, nell'uso anglosassone dei ammiratori e appassionati di musica e di calcio, definiscono i tifoli, i fan, ma in Inghilterra non è errato come da noi in Italia!»

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