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L'evergreen poetico nell'ansia di Piero Juvara

12/02/2021 00:01

Admin

Recensioni, home, Piero Juvara,

L'evergreen poetico nell'ansia di Piero Juvara

Piero Juvara - Frammenti d'ansia - L'angolo della poesia - Gli evergreen - A cura di Paolo Pera

Piero Juvara

 

 

 

Frammenti d'ansia

 

 

 

L'angolo della poesia

Gli evergreen


A cura di Paolo Pera

 

Frammenti d’ansia di Piero Juvara parrebbe un diario sentimentale, una breve raccolta di patimenti giovanili. Il poeta, difatti, si paragona più volte a un giocattolo rotto…

 

Nella sua Sicilia, verso la quale l’amore è indubbio e profondo (com’è giusto), i giovani paiono in un’eterna precarietà: la partenza per un qualunque altro luogo è dietro l’angolo; partire significherebbe essere sottratti alla desiderata condizione dei vecchi (che ebbero a vivere solamente e pienamente la loro terra), quasi rendendo spuria la propria identità! «E non gli pare vero / che il bianco delle cime, / l’azzurro del cielo, / debbano scomparire così bruscamente / ai suoi occhi. / E non udire più / l’ansare del suo mare, / l’urlo del vento!» …

 

Juvara non si nega pure, oltre all’«ansia» di poter perdere la propria terra, una certa e più acuta agitazione di vivere un’esistenza costretta nel pensiero della fine: il poeta ci (e si) rincuora così: «Non dite che sono morto / quando sarò nella

bara. / […] Non udite la viva mia voce? / È stata solo una morte precoce / che accenna alla vita.», oltre alla vita non può esserci che un’altra vita, dunque… Una vita che possiamo solo ignorare e forse attendere: «Ho paura / d’attendere / quel

momento che tarda / a venire.», dice però il Nostro.

 

Quest’esilio terrestre non smette di deluderci e di ferire profondamente: «Abbiamo voglia di piangere. / Ma le nostre lacrime / ricche solo d’agonia / non scorrono più.», vivere è questo: «pensieri che rincorrono / Le menzogne del tempo!», ovvero quella chiacchera che – Heidegger ci insegna – aggrava l’angoscia del nulla… «la paura dell’eterno / inconscio / tenne le mie membra ben legate, / abbarbicate assieme, / nell’armonia complessa / della Vita.» …

 

«Lasciarsi / al letale sopore / che avvolge / nel tepore del nulla.», il passaggio è segnato da ciò: un morire pari al completo rilassamento interiore ed esteriore, una sorta di soffice tonfo nel buio infinito dove saremo ancora: «E non è più subito sera…».

 

L'autore

Catanese, classe '50. Nel 1978 pubblica il suo primo libro di poesia "Frammenti d'ansia", che qui recensiamo, perché un puro evergreen. Sino ad oggi vanta una produzione infinita di poesia, teatro, e cabaret.


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