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20/04/2019, 01:01



Antidoti-per-vivere-senza-rimpianti---L’angolo-socio-psico-pedagogico-di-Giusi-Lo-Bianco


 



Antidoti per vivere senza rimpianti 

L’angolo socio-psico-pedagogico di Giusi Lo Bianco


Questa è certamente l’epoca in cui nella maggior parte di noi vige l’acronimo inglese yolo, che sta per "you only live once" (si vive una volta sola). Secondo questa filosofia, se non vogliamo una vecchiaia piena di rimpianti, dobbiamo vivere pienamente la vita godendo di ogni opportunità che ci viene offerta; ma non solo, dobbiamo anche abbandonare un lavoro che ci rende infelici; smettere di frequentare le persone negative e lamentose, viverci le passioni travolgenti che sbaragliano la nostra vita e (al livello più basso della filosofia del "si vive una volta sola") svuotarci una bottiglia di vino sulla testa e postare il video su facebook.Insomma, oggi è importante cercare di vivere una vita priva di rimpianti! I rimpianti non vanno bene in una vita unica relativamente breve dove il tempo è poco, i problemi innumerevoli e le cose belle sempre più rare e sfuggenti...Ma cosa sono veramente i rimpianti?Il rimpianto è uno stato d’animo negativo che sopraggiunge quando un individuo, guardando alla sua vita passata, si convince di non essere stato protagonista degli eventi, ma crede di aver condotto la sua esistenza facendosi trascinare. Sostanzialmente ripensando a particolari situazioni, si rimane intrappolati nella convinzione che forse, con scelte diverse, oggi la vita sarebbe migliore.Sarà mai possibile vivere senza rimpianti? Si possono davvero prendere tutti i treni che ci passano davanti?Compiere una scelta implica sempre rinunciare a tutte le altre. E allora che fare? Siamo in genere abituati a dire che rimpiangiamo le cose che non abbiamo fatto e non quelle che abbiamo fatto.Molti hanno delle buone idee ma rinunciano perché hanno paura di fallire; ci sono poi i pessimisti che si aspettano sempre che le cose vadano male; ci sono anche i fatalisti, che pensano che nulla possa cambiare nella vita e infine ci sono quelli che  credono nel destino, quindi è inutile cercare di cambiare le cose.Quale filosofo citare in merito a questo argomento se non Friedrich Nietzsche? Scrive l’illustre in un capitolo di Ecce homo squisitamente intitolato "Perché sono così intelligente": <>. Nietzsche si riferisce all’amore per il proprio destino. Spiega infatti il filosofo di voler imparare sempre più a considerare bello quello che è necessario: amare il proprio fato! Amor fati significa appunto vivere senza rimpianti, ma non come lo intendiamo oggi, significa imparare ad accettare le scelte, più o meno coraggiose, già fatte."L’amor fati" è quindi un modo geniale per evitare i rimpianti. Non si tratta più di fare scelte coraggiose prima che sia troppo tardi, ma di capire che è già troppo tardi, e lo è sempre stato. Questo è estremamente liberatorio... Nietzsche fondamentalmente semplifica suggerendoci, visto che abbiamo una sola vita, di non sprecarla cercando di non avere rimpianti!E’ anche interessante citare la Professoressa Catherine Drew Gilpin Faust, eminente storica a livello globale che è stata la prima donna a ricoprire la carica di Rettore dell’Università di Harvard.In tale veste, la Prof. Faust ha spesso tenuto il discorso che precede la proclamazione dei laureati di Harvard, ricordando ai suoi studenti quella che lei definisce "the parking space theory of life", ovvero la teoria del parcheggio libero. Ecco le sue parole: "Non parcheggiare ad un chilometro di distanza dalla tua destinazione, solo perché temi di non riuscire a trovare un posto libero. Vai esattamente dove vorresti andare. Se non troverai parcheggio, potrai sempre tornare indietro. In altre parole, non ti accontentare troppo presto nella tua vita."Ecco, quando parliamo di scelte importanti, di scelte a lungo termine, la via maestra per vivere senza rimpianti è quella di andare dritti verso la nostra meta più ambiziosa. In questo caso...Niente compromessi = Niente rimpianti.Accontentarsi troppo presto del "primo parcheggio libero" significa inevitabilmente condannare se stessi ad una vita di "se quella volta...", "se invece...", "se solo...".Quindi...amando il nostro fato e fiduciosi di trovare il nostro posto nel mondo, parcheggiamo proprio di fronte la meta!
18/04/2019, 01:01



Antonio-Scurati---M.-Il-figlio-del-secolo---Bompiani-


 



Antonio Scurati - M. Il figlio del secolo - Bompiani 

Le recensioni in LIBRIrtà
A cura di Domenica Blanda (Alias Anna Cavestri)

La prima, fondamentale considerazione che mi viene da fare sul libro di Scurati su Mussolini, non può che essere un apprezzamento. M. Il figlio del secolo sta facendo discutere molti, e non sono pochi quelli che lo apprezzano: cosa non scontata per un libro che parla di storia, anche se ostenta fin dalla sovra-copertina (ma non in copertina) l’indicazione «romanzo». Va detto che, non si tratta di un sottotitolo vero e proprio, tant’è che non compare nel frontespizio. 

Sul verso, in compenso, cioè nella pagina del copyright, un’avvertenza non titolata di cinque o sei righe propone la definizione di «romanzo documentario». Fatto sta che grazie a Scurati un cospicuo numero di lettori si sono trovati a rinfrescare le proprie nozioni su vicende decisive della storia italiana del secolo scorso. Forse.

L’effetto culturale complessivo è quindi secondo me positivo. C’è stato, l’intervento critico di Ernesto Galli della Loggia, (Il romanzo che ritocca la storia, «Corriere della Sera», 13 ottobre) che ha contestato a Scurati alcuni errori. 

Nella sua risposta, pubblicata quattro giorni dopo, Scurati li ha ammessi quasi tutti. Gli errori (quegli errori) sono errori e basta. Si parla di dettagli. Incresciosi finché si vuole, ma dettagli. Ben diverso sarebbe il discorso se a Scurati venissero imputate distorsioni nella presentazione delle grandi questioni storiche, se, per esempio, gli fosse mossa l’accusa di aver fornito un’immagine non attendibile del clima politico durante il biennio 1919-21, o di aver falsificato le dinamiche interne al movimento socialista, o di essersi inventato la psicologia del personaggio di Mussolini. 

Ma questo non è avvenuto. Insomma, Scurati propone una ricostruzione della storia che certo sarebbe ingenuo definire tout court veritiera ma che nella sostanza si attiene a quanto sostenuto da studiosi accreditati e autorevoli. 

Il libro, che, come già detto, preferisce qualificarsi come romanzo, o romanzo documentario, anziché come biografia, percorre un arco temporale di poco più di 5 anni, cioè dalla fondazione dei Fasci di combattimento (23 marzo 1919) alla rivendicazione del delitto Matteotti (3 gennaio 1925), da cui prende avvio la vera e propria dittatura. 

Sui 36 anni precedenti (Mussolini nacque nel 1883), le informazioni sono succinte. La narrazione è segmentata in brevi capitoli, ciascuno dei quali contrassegnato dal nome di un personaggio (in pochi casi da due), da un luogo e una data, fatta salva una decina di casi in cui c’è solo un’indicazione generica di luogo (Milano, Fiume, Ferrara, Napoli, Roma). 

Attorno ai due nodi principali della storia, poi - marcia su Roma, 24-31 ottobre 1922, e assassinio Matteotti, metà giugno 1924 - la scansione si fa più fitta, la registrazione più circostanziata (ad esempio: Milano, via Lovanio, 27 ottobre 1922 // Sede de Il Popolo d’Italia, ore 2.40), senza nomi di persona, ma con titolazioni interne (In marcia; Cento ore terribili, A qualunque costo, Il paese opaco, Cloroformio, Il cadavere, Precipizio, Palude, La muta).

I segmenti focalizzati su un personaggio sono comunque oltre un centinaio. In poco meno della metà dei casi si tratta di Benito Mussolini; quindi seguono, intorno alla decina di occorrenze, Giacomo Matteotti, , Italo Balbo;, Nicola Bombacci, Margherita Sarfatti, Gabriele d’Annunzio. 

Ogni segmento è seguito da una breve appendice, che riporta citazioni da articoli, lettere, telegrammi, documenti vari. Nei brani di apertura e di chiusura, Mussolini parla in prima persona; in tutto il resto del libro è condotto da un narratore esterno, che in genere si attiene alla relazione dei fatti, ma a volte lascia trapelare un chiaro giudizio. 

Si veda ad esempio il brano identificato con Nicola Bombacci "Roma, 1 dicembre 1919 Montecitorio", dedicato alla prima seduta del Parlamento dopo le elezioni che hanno registrato un’affermazione straordinaria del partito socialista. 

All’arrivo di Vittorio Emanuele III, mentre tutti si alzano gridando «Viva il re!», i socialisti rimangono seduti; e quando prende la parola, escono dall’aula. La scena è memorabile, il suo effetto teatrale forte. I deputati dissidenti, usciti all’aperto sulla piazza di Montecitorio, si rallegrano, si congratulano e si abbracciano a vicenda. Le loro risate sono genuine, spensierate. Il sogno di una vita libera e giusta si avvera. La gioia dura qualche istante. 

Poco dopo, onorevoli e senatori si accorgono con sgomento di non avere nessun progetto per il resto della giornata. I socialisti hanno conquistato l’Italia ma non sanno che farsene. Poiché quegli uomini non sanno che fare, vengono picchiati. 
Cominciano a picchiarli già nel pomeriggio, bande di nazionalisti... (pp. 153-154). 

Ogni segmento del racconto è una scena, e una scena particolare; del passato vengono recuperate poche notizie indispensabili, e non c’è alcuna anticipazione riguardo agli sviluppi futuri. Il carattere frammentario del racconto, richiede una lettura impegnativa, parliamo di un libro di oltre ottocento pagine.Una maggiore sintesi avrebbe anche, a mio avviso , consentito di mettere in maggior risalto il sistema dei personaggi. 

Se il glossario conclusivo, privilegiando l’informazione storica, individua quattro categorie (Fascisti, fiancheggiatori e affini; Socialisti e comunisti; Liberali, democratici, moderati e uomini delle istituzioni; Parenti, amici e amanti), sul piano narrativo si delinea una struttura sostanzialmente ternaria. Al centro il protagonista, nucleo e perno della vicenda. Attorno a lui si dispongono tre gruppi di personaggi: gli antagonisti, gli alleati, le donne. Al primo appartengono Matteotti, l’unico oppositore autentico, Nicola Bombacci, avversario inadeguato che finirà per diventare suo seguace, e per certi versi lo stesso d’Annunzio, modello rapidamente superato e accantonato. Il secondo comprende sostenitori e adepti, più o meno fedeli e suscettibili di diventare rivali: Italo Balbo, Dino Grandi, Amerigo Dùmini, Roberto Farinacci (più avanti ne arriveranno altri, come Rodolfo Graziani e Galeazzo Ciano). 

Il terzo è qui rappresentato soprattutto da Margherita Sarfatti, amante e ispiratrice, che rispetto al futuro duce riveste un ruolo quasi di pigmalione (ben diverso sarà, dopo la sua caduta in disgrazia, il ruolo di Claretta Petacci). 

Scurati ha lavorato tanto, in primo luogo sul versante dell’informazione storica, e questo suo lavoro merita rispetto e riconoscenza, a dispetto degli errori che ci sono. Ma forse, secondo me, non ha lavorato abbastanza preferendo puntare sulla quantità e non sulla concisione.

Non è un romanzo facile , tristemente rimanda a situazioni molto attuali, a cui stiamo assistendo nel panorama politico nazionale e mondiale. 

Titolo: M. Il figlio del secolo
Autore: Antonio Scurati
Editore: Bompiani
Pagg.: 848
Prezzo: € 24,00
Voto: 
13/04/2019, 01:01



L’attesa-e-l’impazienza---L’angolo-socio-psico-pedagogico-di-Giusi-Lo-Bianco
L’attesa-e-l’impazienza---L’angolo-socio-psico-pedagogico-di-Giusi-Lo-Bianco


 



L’attesa e l’impazienza  

 L’angolo socio-psico-pedagogico di Giusi Lo Bianco



Siamo nell’epoca del "tutto e subito"! Questo ci ha portato a un’inevitabile incapacità di attendere. L’impazienza sembra dominare sempre più la nostra vita in maniera sottile e inquietante.In un mondo di gratificazioni "istantanee" ormai cominciamo a pensare che ci spettino di diritto ed entriamo in crisi se queste non giungono in un tempo immediato alle nostre esigenze.E’ soprattutto la tecnologia che ci spinge ad andare sempre più in fretta e l’incapacità di attendere sta aumentando. 

Ci pesa di più aspettare i trenta secondi del microonde che l’ora del forno... ci innervosiamo di più quando una pagina web impiega dieci secondi a caricarsi che non quando l’addetto alle vendite ci comunica che il prodotto che gli abbiamo chiesto sarà disponibile tra tre settimane...per non parlare dello stress nell’attendere la risposta di un messaggio che ci interessa particolarmente. 

L’attesa è diventato un tempo "fastidiosamente" lungo.In un recente studio l’economista Ernesto Reuben e la sua équipe hanno offerto ai partecipanti di scegliere tra ricevere un assegno il giorno stesso o uno più sostanzioso due settimane dopo. Circa due terzi dei soggetti ha optato per avere la cifra più piccola immediatamente. 

La cosa più strana è stata che più di metà di loro ha atteso quasi tre settimane prima di riscuotere l’assegno, che ammontava a più di cento sterline. Perché non sono riusciti ad attendere per avere più soldi?Gli psicologi chiamano questo fenomeno "preferenza per il presente" che consiste nella scelta di avere gratificazioni ed emozioni piacevoli subito piuttosto che dopo.

Pazienza è questione di "adattarsi alla necessità di aspettare", un modo cioè per prendere consapevolezza che non siamo noi a controllare il mondo. Anche per i bambini l’attesa è diventata frustrazione, non riescono più ad attendere nemmeno illoro turno per parlare o per giocare, esigono nell’immediato qualunque loro richiesta.Eppure l’attesa crea immaginazione, sogni e aspettative che, certamente, non sempre sono ciò che desideriamo...ma non forse è questo il bello? D’altronde la vita è questa: sogni e desideri che non sempre si realizzano, ma che possono dare spazio ad altri sogni e ad altri desideri. 

La responsabilità è certamente degli adulti che non riescono più a dire no ai bambini creando l’atteggiamento dominante del "tutto e subito" senza rendersi conto che li stanno privando di un tempo essenziale per la loro crescita e per la formazione della loro identità: "il tempo del desiderio".

A tal proposito, molto interessante da leggere, il libro di Paola Pastrocola "E se covano i lupi" che disserta proprio sulla capacità di attendere attraverso una favola per adulti di cui riportiamo parte:

"...nessuno in questo mondo sapeva più cos’era l’attesa.Tutto era immediatamente a portata di mano, bastava premere un tasto, accendere un computer, mandare un SMS, prendere un aereo, cliccare su un sito. Se un giovane doveva fare una ricerca per la scuola, non occorreva che studiasse i libri, bastava che andasse su internet e scaricasse i dati. Se desiderava una maglietta nuova, non doveva aspettare che fosse Natale o che se la meritasse dopo mesi di buona condotta, se la trovava il mattino dopo nel cassetto, perché la mamma era corsa a comprargliela. I genitori non sopportavano più che i figli vivessero nel desiderio di qualcosa, volevano vederli felici e sorridenti subito. Così, si dimenticarono di insegnar loro l’attesa."



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