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L'editoriale - L’amore è un’ammissione d’incompletezza - #Speciale 8 marzo

2021-03-08 00:01

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L'editoriale - L’amore è un’ammissione d’incompletezza - #Speciale 8 marzo

L'editoriale - L’amore è un’ammissione d’incompletezza - #Speciale 8 marzo - A cura di Letizia Cuzzola

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L'editoriale
con intervista a Eva Gerace

 

 

 

L'amore è un'ammissione d'incompletezza

 

 

 

di Letizia Cuzzola


    È facile dire 8 marzo “Festa della donna”. È facile cadere nel cliché di volerci vedere una giornata di commemorazione per il lavoro quotidiano delle donne. Lavoro. L’8 marzo è la commemorazione di una tragedia ma, così come successo ad altre ricorrenze, ce lo siamo scordato. Farò finta di dimenticarlo anch’io, di dimenticare proprio che giorno sia oggi. È lunedì. Punto. E il lunedì inizio la settimana con un giro di telefonate di ricognizione tra amiche, ci raccontiamo il fine settimana se non siamo riuscite a vederci e aggiorniamo l’elenco di preoccupazioni e paranoie. Lunedì scorso però nell’elenco ho incluso Eva Gerace, la mia psicanalista preferita, che la sera prima mi ha inviato un estratto di un webinar sulla violenza di genere. L’ultima volta che ho scritto un editoriale sulla violenza di genere ho quasi rischiato il linciaggio; l’ultima volta che ho scritto un post sulla Festa della donna ho quasi rischiato il linciaggio; l’ultima volta che ho commentato un post politicamente scorretto sul tema ho rischiato il linciaggio. Da qui l’idea: intervisto Eva*, che almeno le probabilità di ritrovarmi orde di donne incazzate dietro la porta casa si riducono alla metà.

 

    Definirla “violenza di genere” non è un limite? La violenza non è sempre violenza?

    «Ci sono mille e una forma di violenza e queste sempre ci sono state: nelle Guerre, nelle famiglie, verso chi ha un colore di pelle differente, contro le diversità della sessualità, scagliata sullo straniero, su quello ch’è diverso, quando non si proteggono i diritti umani e così via. 

    Vedi come siamo bombardati, ogni giorno, da notizie violente, sembra che più violenta sia la notizia più attira, ma cosa attira? Cosa richiama? La violenza di chi ascolta? È un processo che ingrossa il godimento che c’è in tanti soggetti umani. 

    Prendiamo un tema attuale: cosa si sta facendo, per esempio, con la violenza di questa pandemia? Con il confinamento che sta influendo sulla nostra soggettività, la nostra salute psichica e organica? Possiamo domandarci se si sta educando la cittadinanza ad avere cura o se si sta istigando più violenza? In Italia c’è l’Articolo 656 del Codice penale che tutela “l’ordine pubblico contro la diffusione di notizie esagerate e tendenziose, che minacciano il bene della sicurezza, capaci a turbare l'ordine pubblico”? Perché è stato necessario fare questa legge? Tu sai che c’è prima il reato e dopo la legge. Quindi, se l’autorità di questo Paese e l’Organizzazione Mondiale della Sanità s’impegnano sul problema della violenza è ben chiaro che ciò è un problema molto complesso.    

    Posso ricordare che circa 20 anni fa l’OMS ha presentato il primo resoconto mondiale su violenza e salute per poter reggere l’organizzazione di campagne a livello mondiale per la prevenzione della violenza. Eppure, da prima di essere dichiarata la violenza un problema primario di salute pubblica, e rafforzando il principio della sua cura e prevenzione a livello globale, avevo già dedicato moltissimo tempo alla ricerca sulla prevenzione anche nel campo dei disturbi dell’alimentazione, le tossicodipendenze, i disagi in famiglia, soprattutto la violenza esercitata sui bimbi e i giovani.  

Tutto ciò che ti sto raccontato è per risponderti che sono d’accordo: la violenza è sempre violenza».

 

    Ti ho sentito dire che la maggior parte di conflitti nasce in famiglia, perché? 

    «Posso dirti, in principio, che ci sono conflitti quando non c’è ordine, quando non si istaurano i limiti, quando ci sono eccessi, quando non c’è ascolto, quando non c’è rispetto, quando non c’è stacco tra mamma e figlio e ciò non dà la possibilità di poter costruire la propria soggettivazione ma, guardandoti, capisco che vorresti sapere: perché succede ciò? Dunque, il vivente si deve alienare da qualcuno per poter diventare umano, per dare avvio al processo di soggettivazione. Non c’è un carattere autocostituito, il complesso compito che dobbiamo attraversare per diventare soggetti che possono sostenere il proprio desiderio è determinato da quel primo incontro con l’Altro. Chiamo l’Altro chi aiuta a crescere un neonato, la madre, una nonna, il padre, una baby sitter, ecc., per esistere dobbiamo passare per l’Altro. Questo rapporto ha un grande beneficio: ci permette di avere una costruzione soggettiva. Grazie a questo vincolo abbiamo un nome, una storia, un desiderio. Questi vincoli sono fondamentali, e chiamo il sapere dell’Altro il linguaggio: è grazie al linguaggio che un organismo passa a essere un corpo. Chi si occupa del bimbo iscrive, e scrive, con il linguaggio nel corpo. 

    Posso aggiungere che il neonato non può risolvere quello che sente nel corpo. Gli animali hanno un sapere perfetto, senza buchi, determinato dall’istinto. Il soggetto umano è segnato dalla pulsione, questo concetto dimostra come il corpo è bucato dalle parole, c’è qualcosa che non sa ed è effetto del linguaggio sul corpo. Ed è avere un corpo, una psiche, non essere un corpo. 

    La pulsione gira intorno ai buchi del corpo, alle zone erogene: bocca, occhi, orecchie, vagina, ano. Se c’è attaccamento non c’è possibilità di aprire quel bellissimo e musicale spazio chiamato desiderio.

    Perciò insisto tanto nella violenza che s’istaura, baciando in bocca ai neonati, ai bimbi, dormendo insieme, ingannandolo/a che sarà per sempre insieme per la madre o per il padre. Il problema è negli eccessi, ed è importane che la madre, i genitori si facciano delle domande, in genere la gente non è abituata a farsi delle domande su quello che succede durante la costituzione soggettiva dei figli. Fondamentale è capire il valore della parola dei genitori, quella parola che sa dire, questo si può, questo no, questo è buono o fa bene, questo no, voglio dire istaurare dalla nascita il concetto delle differenze, del limite. Tentando rispondere la tua domanda, ribadisco: quando questa organizzazione non si sostiene, quando appaiano gli eccessi, ci sono le manifestazioni della violenza. 

    La violenza è una reazione primaria, come l’amore, ma appare di fronte alla differenza di fronte a quello che ci sembra strano, all'opposto l’amore vero nasce dalla differenza. 

    Mi sembra importante non dimenticare che c’è anche un legame tra i sintomi che adesso sono esplosi di maniera inquietante, ovvero, attacchi di panico, depressione, disturbi dell’alimentazione, tossicodipendenze, violenze e la nuova civiltà. 

    Viviamo nelle società di consumo neoliberale, dove tutto è permesso, tutto si può, allora, il bambino, il giovane o anche l’adulto dovrebbero tollerare che non tutto è possibile, né autorizzato, dapprima a casa, e dopo nel sociale, illudersi che tutto è permesso, prima o dopo, porta dei disagi. Al non tollerare il non-tutto, ossia la mancanza, quando lo spazio libero che chiamiamo desiderio è coperto, attaccandosi a un altro, essendo passivi, sognando che tutto è dovuto, lì si istaura la frustrazione, l’aggressività, la violenza.

    Sai che per questi eccessi, oggi sono innumerabili i casi di adolescenti che odiano i genitori li picchiano? Madri e padri che si presentano come amici, non con l’autorevolezza di genitori. C’è confusione generazionale. Queste ultime generazioni di genitori sono passate dall’avere paura dei propri padri ad avere paura dei figli. 

    Se pensiamo anche alla violenza sulle donne, nessuno nasce femminicida, né violento né aggressore, né bullo né molestatore. Si tratta di non fare crescere i figli con la logica patriarcale. Questa ci abita da millenni, ognuno di noi necessita decostruire, anche i pregiudizi. 

    Nel lavoro psicoanalitico, devono essere coinvolte le famiglie, portare ciascuno alla propria responsabilità, non solo nei diversi ruoli ma, soprattutto, la responsabilità di ciò che mi succede, domandarmi: “che c’entro io con quello che mi sta succedendo?”, “com’è che sono autore di quello che mi succede? Del mio sintomo?”. Devo farmi delle domande staccandomi dalle impronte del linguaggio inscritto dall’Altro, dalla storia, dall’ambiente e disegnare il mio stile. 

    Non illudersi di avere tutto, accettare di essere mancanti dà la possibilità di amare, di desiderare, ognuno/ognuna con la sua creatività, la sua grazia. 

    Sta per arrivare la primavera, perché non impariamo da lei? Ogni aprile nuove fioriture e ogni fiore è estraneo, ci avviciniamo, senza paure, non so se per comprenderlo, ma abbiamo un immenso piacere al guardare la sua singolarità, la sua eccezione, amiamo la sua differenza.

    Sai che i poeti ci insegnano tanto: Quando si tenta di convincere a qualcuno, su quello che pensiamo sia una verità, nostra, è una mancanza di rispetto, è un intento di colonizzazione dell’altro, ha detto Josè Saramago».

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    Perché le donne ancora oggi non denunciano di subire violenze?

    «Mi fai pensare, perché alcune donne restano con chi le violentano in ogni maniera? La psicoanalisi ci insegna, c’è un concetto che ho nominato più sopra, perché c’è un godimento. 

   Le donne, anche gli uomini, o ognuno che si lamenta di qualche sintomo ci dimostra che c’è un io che soffre... ma il corpo gode. Possiamo dire che il godimento è autistico, vuol dire ch’è con se stesso, non c’è rapporto con l’Altro, non c’è una domanda, è muto, ma si fa sentire forte! Sia lui o sia lei sono tutto uno con il proprio oggetto di piacere. Per esempio, questi giorni ho letto sui giornali argentini che finalmente hanno condannato la Madre superiora di un convento di suore carmelitane scalze. Le suore entrano sapendo dei “sacrifici” corporali che subiranno, per tollerare questi dolori deve sentirsi qualche soddisfacimento, quello si chiama godimento. È successo che questa “madre superiore” chiedeva degli eccessi con diversi strumenti di tortura. Nessuno credeva alle suore, neanche in confessione, fino che la violenza diventò di tale eccesso che sono state credute, la priora prima denunciata, adesso è stata condannata per istigamento alla violenza, alla tortura. Tuttavia, non possiamo dimenticare che queste donne sapevano a cosa andassero incontro. Il tema importante da analizzare è che finalmente le femministe radicali hanno capito, c’è la complicità in alcune donne. 

    Complicità scaturita dal godimento inconscio, pulsionale. Sappiamo che un sintomo è pratica di godimento, è presente senza una domanda. Perciò alcune donne restano con il suo maltrattatore, c’è una storia nel corpo e, finché non ci sia una vera domanda su ciò, insisterà. 

    La scrittrice Sibilla Aleramo, lei che ha detto: Amo dunque sono, ha scritto: La donna non è mai stata una vera e propria individualità: o si è adattata a piacere all'uomo, non solo fisicamente ma anche moralmente, senza ascoltare i comandi del suo organismo e della sua psiche; o gli si è ribellata copiandolo, allontanandosi ancor di più dalla conquista del suo io.

    Da tempo sono attenta a queste prospettive: da una parte comprendo che c’è una mancanza di protezione o di cura della donna, e che c’è maschilismo anche in alcune, e dall’altro c’è, avverto, il posto che incarna quello del non-tutto. Lei rappresenta di maniera radicale la differenza per un uomo.

    Mi piace pensare al potere della donna, il potere fare, unica maniera che accetto di utilizzare questa parola. È molto probabile che tu lo conosci meglio di me, un esempio che mi è giunto adesso alla memoria, la donna nell’antichità calabrese! 

    Pitagora a Crotone circa il 530 a.C. fonda la sua Scuola dove agli uomini e alle donne era permesso diventare membri. È avvenente ricordare che molte donne di questa scuola diventarono filosofe di prestigio. Perché non pensare che se le donne, 2.500 anni fa, sono state presenti, facendo parte della polis, dove non c’è un potere di uno sull’altra, perché oggi questo non è possibile? Teanò, la moglie di Pitagora, continuò con la direzione della scuola e anche con l’opera iniziata dal marito. La figlia loro, Damo, continuò con gli scritti dopo la morte del padre. Filosofe, scrittrici, mogli, non restavano solo a casa. Sono state molte le donne che hanno sostenuto la scuola pitagorica a Crotone! 

Perché non pensare che l’amore, la bellezza dell’amore è la differenza. Ricordo Platone quando scrisse che l’amore è un’ammissione d’incompletezza. Accettare di amare un altro è come dichiarare a tutti di non essere autosufficienti. Rappresenta un gesto di umiltà, il riconoscimento pubblico di un limite, di una solitudine costitutiva superabile solo nella dualità». 

 

 

    L’incontro con Eva mi dimostra e insegna che il dialogo, i punti interrogativi sono l’unico modo per non perdersi in se stessi. Grazie! E grazie a tutte le donne che non si sono trincerate dietro la femminilità come un’armatura, o un’arma, per ottenere uno spazio.

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*Psicanalista, pratica la psicoanalisi in diversi paesi Europei e Latinoamericani. Dottore di ricerca e Specializzata in Psicologia Clinica. Psicologa. Fondatrice e già presidente del Circolo Psicoanalitico dei Caraibi. Fondatrice in collaborazione, vice direttrice del progetto della Fondazione Psychè Cartagena de Indias e dell'Associazione Psychè Italia (https://averare.wixsite.com/a-verare)