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Jimmy Morrone - Era l’anno dei mondiali - Augh! Edizioni

16/02/2020, 13:59

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César Vallejo - Guerra Verticale - Xaimaca collana di Arkadia Editore

13/02/2020, 01:01

César-Vallejo---Guerra-Verticale---Xaimaca-collana-di-Arkadia-Editore-

Angela Sorace - Il segreto di don Ciccio - Bonfirraro Editore

06/02/2020, 01:01

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Il consigLIBRO 

Inverno 2019 è di:


Roberto Saporito,

Come una barca sul cemento, 
Arkadia/Sidekar Edizioni.

12/03/2020, 01:01



Mirsad-Sada-–-Mio-re.-La-solitudine-del-sognatore---bookabook-edizioni


 



Mirsad Sada

Mio re. La solitudine del sognatore

bookabook edizioni


Le recensioni in Librirtà
A cura di Letizia Cuzzola

Mio re. La solitudine del sognatore è l’opera prima di Mirsad Sada, giovanissimo autore albanese per la casa editrice Bookabook, la quale lo propone come frutto di una gravidanza in qualche modo programmata: i lettori, accedendo al sito, hanno la possibilità di leggere un estratto e scegliere le sorti del testo appena letto, decidendo e partecipando così alla pubblicazione. Bella idea ma che dà da pensare: il pubblico ’social’ spesso differisce nei gusti rispetto al lettore tradizionale o compulsivo ed è evidente leggendo "Mio re. La solitudine del sognatore". 

La giovane età dell’autore, poco più che ventenne, traspare lettera dopo lettera virgola dopo virgola denotando una scrittura acerba, a tratti compassata. Si evince quasi una paura di deludere le aspettative che porta però a un’eccessiva manipolazione fraseologica, a una scrittura ’col freno a mano tirato e a folle’.

La storia si dipana in pochi giorni fra momenti di ricordo e di astrazione del protagonista Tony che, giunto in Italia bambino su un barcone imposta la propria vita volto al riscatto. Lo fa cadendo però in cliché non necessari per chi avrebbe potuto raccontare una storia ’di prima mano’, potendo fare quasi a meno di quella che diventa la storia principale: il tormentato amore fra lui e Isabel, ricca ereditiera, figlia dell’uomo per cui lavora la madre di Tony... Ma perché!? 

Mi si conceda di vestirmi dei miei panni di editor per alcune riflessioni a margine che, avessi l’autore davanti avrei volentieri condiviso: l’Amore non è necessario per rendere un romanzo appetibile; i dialoghi, mentre si scrivono, vanno recitati ad alta voce per esser resi credibili (leggere un dialogo fra ventenni come fosse una disamina fra Dostoevskij e Majakovskij in accademia spezza la narrazione e l’entusiasmo); non necessariamente bisogna assecondare e accontentare il pubblico: il finale, così come alcuni spezzoni, alcune scelte del protagonista, ricalcano pedissequamente stereotipi, schemi letterari ormai abbondantemente e sovrabbondantemente sdoganati cadendo inesorabilmente nella banalità.

Do un sei quale giudizio come sprone a osare di più, a non aver paura di essere originali. Battere strade già tracciate non sempre porta alla meta più adatta alle nostre esigenze o più sicura.


Titolo: Mio re. La solitudine del sognatore
Autore: Mirsad Sada
Editore: Bookabook
Pagg.: 168
Prezzo: €13,00
Voto: 6
05/03/2020, 21:11



Eva-Ensler---Chiedimi-scusa---Il-Saggiatore


 



Eva Ensler 

Chiedimi scusa

Il Saggiatore 

Le recensioni in LIBRIrtà
A cura di Anna Cavestri

Questa la dedica:A tutte le donne che ancora aspettano delle scuse. 

"Sono stufa di aspettare, mio padre è morto da tempo. Non mi dirà mai quelle parole. Non mi chiederà scusa. Perciò devo immaginarle. 
Questa lettera è un’ invocazione, una chiamata. Ho cercato di permettere a mio padre di parlarmi come avrebbe fatto lui..". 

E facendo parlare il padre in questa autobiografia la scrittrice racconta quello che le è successo dal punto di vista del padre.Il linguaggio lucido, molto di introspezione è un pugno al cuore."A cinque anni ho lasciato il mio corpo", racconta Eve "e mi ci sono voluti molti anni per rientrarci. La scrittura è stata fondamentale. Il linguaggio è una potente opportunità di ricongiungere i frammenti sparsi: si può trovare la lingua per tornare intere.Questa lettera di scuse suo padre non avrebbe mai saputo scriverla perché era un patriarca, narcisista, che non prendeva nemmeno in considerazione la possibilità di aver commesso un errore. 

Quando Eva è nata, il padre era felice, lei era la sua pupilla "il mio pasticcino" la chiamava. Aveva 5 anni ed il padre 52, quando lui ha cominciato ad andarla a trovare la notte. Era un patto segreto tra loro, era la sua preferita in famiglia, odiata dalla madre e dal fratello che non perdeva occasione per farle i dispetti più terribili.
 
Nel libro Eve fa dire al padre che in lui c’era l’uomo-ombra, quello ce non si permette la tenerezza che ti può sopraffare quando ti nasce una bambina e allora il tuo amore e la tua tenerezza sai solo sessualizzarle, diventando un mostro. Ma quando il dolore della bambina si trasforma in incubi notturni in urla ingiustificate, rifiuto del cibo, si accende una spia. 

Eve ha 10 anni ed anche la scuola si preoccupa. Sarà sempre il padre a sistemare tutto, adducendo che nella sua famiglia c’era stato un caso simile, nulla per cui preoccuparsi."Da allora vissi per ferirti ", Eve non è più la preferita di casa, diventa il capro espiatorio, tutti contro ed in maniera sadica e aggressiva il padre, che arriva quasi ad ammazzarla, con il bene placet della famiglia. 

Eve lo sfida , ribatte, si lascia picchiare e umiliare, si lascia annientare. 
"Veniva come un’ onda crescente dalla profondità del mio corpo.... Era una serpe infuocata... era ignobile e trionfante" -  così si descrive il padre.La continua violenza fisica e psicologia alla fine la distruggono, Eve attraversa le derive, scappa da casa, cerca di studiare e lavorare per mantenersi, ha un bagaglio troppo pesante da portare per riuscire. 

Ovunque lei si trovi lui farà di tutto per farla fallire.La capacità di descrivere l’anima malata del padre è tale da trasmettere un grande malessere solo a leggere.Un’ analisi spietata " sono lacerato da contrazioni di vergogna, ero diventato una persona che traeva piacere dalla tua sofferenza." 

E l’analisi non può che andare a cercare le radici di tanto sadismo, e far venire alla luce il perché suo padre è così.Motivo che comunque non è sufficiente per giustificare il male che le ha fatto.E dopo un lunghissimo travaglio, gli fa dire "EVE ti libero del patto. Revoco la menzogna. Tolgo la maledizione." 
"Vecchio, vattene." 

E così si libera di lui.Eve Ensler è una donna molto impegnata per il riconoscimento dei diritti della donne e per la libertà sessuale.Diventata già famosa con "I dialoghi della vagina ", che è stato anche messo in scena. In una intervista "amiamo i nostri figli maschi, ha detto Eve, smettiamo di adorarli: permettiamo loro di perdersi, piangere, vestirsi di rosa, impazzire per i lustrini - "tutti impazziscono per i lustrini!" - insegniamogli a essere responsabili, altrimenti alleviamo dentro di loro un tumore, che poi va in metastasi e produce quello che anche nel libro Eve fa dire al padre. 

Un libro che è una denuncia, una liberazione, una storia vera che può essere d’aiuto. Un libro che sicuramente lascia un segno.

Titolo: Chiedimi scusa
Autrice: Eve Ensler
Editore: il Saggiatore
Pagg.: 120
Prezzo: € 12,00
Voto:
29/02/2020, 01:01



Leonardo-Lodato---Cielo-la-mia-musica!---Fondazione-Domenico-Sanfilippo-Editore


 



Leonardo Lodato 

Cielo la mia musica! 

Fondazione Domenico Sanfilippo Editore


Paesi Etnei Oggi - Febbraio 2020
Le interviste
In partnership con il mensile Paesi Etnei Oggi n. 279 Febbraio 2020, 
l’intervista di Salvatore Massimo Fazio a Leonardo Lodato autore di 
"Cielo, la mia musica!", Fondazione Domenico Sanfilippo Editore.


«Come dico nel libro, citando i Nuovi Briganti, "sono un fottuto terrone"», è così che Leonardo Lodato nato a Palermo ma che ha vissuto gran parte della propria vita a Catania, con una piccola pausa a Ragusa, tanto bastatogli per sposarsi e lavorare per La Sicilia, replica alla mia domanda su "Cielo, la mia musica!" da qualche giorno in distribuzione per i tipi di Domenico Sanfilippo Editore, dove invita 12 musicisti isolani a rispondere ai suoi interrogativi. Perché, non risponde il medesimo? «Li avrei potuti raccontare io - mi dice - ma mi sembrava un’idea eccessivamente autocelebrativa. La cosa bella, invece, mi è sembrata proprio quella di dare spazio al linguaggio di ognuno degli intervistati».

Ho sentito forte la necessità di porgli un’altra domanda tra il serio e faceto, e la brillantezza del giornalista e dell’uomo, conosciuto per la sua non indifferenze cultura lettero-musicale, alla domanda sull’accademia della crusca nella diatriba arancino/arancina, non si è fatta attendere. Gioioso e preparatissimo, che già un paio d’anni antecedenti la maturità classica scriveva su L’Ora, risponde: «Mi definisco un apolide con le radici ben piantate in Sicilia, non sono uno di quelli che disprezza la propria terra per poi fregiarsi del titolo di siciliano doc quando si trova fuori. Comunque si parla di arancina vero?».


Scopriamo anche un lato ultra rock, per dirla alla Celentano, la passione forse smisurata - ma cosa ne posso capire io? - per i Motörhead, band della colonna sonora della sua vita: «Li ascolto da quando avevo 12 anni. Un mio compagno di scuola, Ugo, portò a casa un LP di questa band. Fu un colpo di fulmine. Da quel momento i Motörhead hanno accompagnato la mia vita passo dopo passo, ogni loro canzone è legata a un episodio più o meno importante della mia vita, matrimonio compreso, dove chi ha officiato le mie nozze, nella sua prolusione ha parlato più di Lemmy Kilmister, il leader della band, che non di me». Ma di Leonardo Lodato c’è altro: la realizzazione di alcuni documentari e un libro a quattro mani con il suo istruttore di immersioni Guido Capraro, dedicato alla storia drammatica del Regio Sommergibile Sebastiano Veniero. In quel paradisiaco giardino della provincia etnea dove risiede, mi racconta di sfide: «Una scommessa con me stesso. Il piacere di scoprire un mondo totalmente nuovo. Mi sono immerso la prima volta spinto da alcuni colleghi. Non sono più uscito dall’acqua. Ho conseguito tutti i brevetti fino a "laurearmi" toccando i -100 metri di profondità».


E ancora a chiedergli, come è diventato giornalista? 
«Lo sono sempre stato, risponde. I primi regali di mio padre sono stati "La piccola tipografia", una collezione di dischi dei Beatles, qualche numero di Topolino, penne, pennarelli e rulli di carta da telescrivente a volontà. Shakera il tutto ed ecco come sono diventato giornalista...»


Cielo, la mia musica!, il primo libro pubblicato per Domenico Sanfilippo Editore. Incroci lavorativi: emozione? 
«Sì, è il primo, e sono felice di averlo realizzato per questa collana che raccoglie le testimonianze di giornalisti illustri che hanno avuto o hanno ancora a che fare con la redazione de La Sicilia. Il mio è, tra l’altro, il primo volume che esce in occasione delle celebrazioni dei 75 anni del giornale, la cui data cade il prossimo 15 marzo».


Oltre la magia della musica, quale argomento chiave nasconde "Cielo, la mia musica!"? 
«Argomento chiave è la vita. Leggendo alcuni passaggi ci si accorge di come, in fin dei conti, anche episodi negativi possano dare l’input necessario per costruire qualcosa di buono. Come diceva l’analfabeta Chance il Giardiniere, nel film "Oltre il giardino", "ci sono le stagioni. C’è l’inverno, dove tutto è morto, ma poi arriva la primavera, e tutto nasce a nuova vita" e, se la vogliamo buttare in musica, non posso fare a meno di citarti il grande Fabrizio De Andrè: "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori". Ecco, la scommessa della nostra vita è quella di far nascere un fiore non di nascere tra i diamanti. Altrimenti sarebbe tutto troppo facile».


Encomi, premi, concorsi: come vivi queste realtà? E cosa ne pensi del caso della collega Giangravè, vincitrice del premio "Augusta", mai assegnatole? 
«Non voglio entrare nel merito di un episodio davvero fastidioso. Se proprio vuoi un giudizio su quel che è accaduto alla collega che, peraltro, conosco, credo che sia l’ennesima dimostrazione di come questo nostro mestiere venga considerato da molti, e purtroppo anche dall’interno, in maniera distorta. Siamo dei privilegiati, facciamo un lavoro che ci piace ma è pur sempre un lavoro...»

Nella tua carriera quali personaggi tra quelli incontrati ti hanno più stupito? 
«Così, a caldo, ricordo un fantastico Severino Gazzelloni dalla cortesia insuperabile. Il suo sorriso, il modo di raccontarsi, una persona d’altri tempi. I complimenti di Fiorella Mannoia, di Lucio Dalla e di Antonella Ruggiero. Diciamo che l’educazione e la cortesia degli artisti sono inversamente proporzionali al loro status di "grandi". Meno contano più si danno arie».

Mi racconti un aneddoto piccante?
«Quella volta che una cantante italiana, tra le più importanti, mi fece telefonare dal suo impresario perché voleva assolutamente che andassi a cena con lei... No, non ti dirò mai com’è andata a finire e soprattutto non ti dirò mai chi è...».


Famiglia, lavoro, rete amicale, quale l’importanza di questi tre "diagonali"? 
«La famiglia è tutto. Nel mio caso, per il lavoro che faccio, credo che la mia famiglia, strettamente intesa come mio padre, mia madre e mio fratello, sia stata decisiva nelle scelte che ho fatto. Oggi c’è anche mia moglie che mi ha sempre assecondato in tutte le mie esigenze di un mestiere che non conosce orari, feste. Una santa? Beh, ha già una beata in famiglia, quindi la strada è spianata. Sul lavoro ricordo Carmelo Bene quando asserì che non capiva i disoccupati. "Non fanno una cazzo tutto il giorno e per giunta si lamentano!". Scherzi a parte, il lavoro è una sorta di training motivazionale. Non è importante quale sia il lavoro ma svolgerlo nel migliore dei modi. Puoi essere un intellettuale, un accademico, un manager o uno spazzacamino, se ami il tuo lavoro e lo fai con dignità, torni a casa comunque soddisfatto. Per me, dal presidente della Repubblica all’ultimo chiodo della carrozza, hanno tutti pari dignità. Gli amici, quelli veri, non li vedo o non li sento spesso. Ma so che ci sono».


Che consiglio si può dare a chi vuole fare il passo definitivo per abilitarsi alla professione di giornalista?
«Il passo definitivo? Cioè buttarsi dalla finestra? Scherzo. Se parliamo di carta stampata, questo, ormai, è un mestiere con la data di scadenza ben impressa sul fondo. Hai 18 anni, o nei hai 46, devi cercare altre strade, le vie del web sono infinite ma devi essere bravo a capire prima degli altri come utilizzarlo, conservando, comunque, lo spirito deontologico di questo mestiere».


La serietà nell’impegno su qualcosa: sino a che punto tutto è necessario per vivere bene?«Tutto o niente. Possibile che non riusciamo ad accontentarci? A volte bisognerebbe imparare a spogliarci del superfluo. No, io non ci riesco, vorrei ma è una prova troppo difficile da superare. Filosoficamente parlando, partiamo dall’essere tabula rasa e procediamo lungo la strada della vita riempiendo le caselle. Ma di cosa? Di conoscenza? Di beni materiali? Chi pratica Yoga sa che la conoscenza deve servirci a prendere coscienza di quel che realmente ci serve e, ti assicuro, che basta davvero poco per vivere un’esistenza serena. Ecco, noi spesso sbagliamo strada perché cerchiamo la felicità e non la serenità».





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Le nostre rubriche seguono il seguente ordine settimanale:

 

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