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Maristella Bonomo - Navel - Gilgamesh

26/04/2019, 01:01

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Paolo Valentino - Tu salvati - Sem

25/04/2019, 01:10

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Stefano Allievi - 5 cose che tutti dovremmo sapere sull’immigrazione (e una da fare) - Laterza Editori

21/04/2019, 01:01

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26/04/2019, 01:01



Maristella-Bonomo---Navel---Gilgamesh
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Maristella Bonomo - Navel - Gilgamesh

L’Evento
Le recensioni in LIBRIrtà

A cura di C. Elena Pilato



Recensione.
Navel di Maristella Bonomo pubblicato per i tipi di Gilgamesh edizioni, più che un romanzo, viene presentato come un diario-sfogo scritto in prima persona dalla protagonista che racconta le sue vicissitudini e ansie nel vivere quotidianamente alla ricerca di un lavoro. È una donna che non si preoccupa di apparire poco "figa" e fuori dal tempo, incapace di comprendere l’uso smodato dei social che quasi tutti ormai usiamo. 

È la denuncia su tutto ciò che inquina, accrescendo il mal di vivere, facendo del sarcasmo la sua chiave di scrittura/lettura sull’andamento di un’Italia ormai in crisi che appare come l’ombra di se stessa. Il paese delle raccomandazioni, dove più che il merito, possono le conoscenze, "le tette rifatte" e il compiacere il potente di turno. 

È la caparbietà di una donna che si ribella alla madre e agli stereotipi, decidendo di tornare a Catania, in cui si vorrebbe la donna "sistemata" con un buon matrimonio e dei figli, perché sembra diventato l’unico modo per ottenere un mantenimento. La sua è una voce fuori dal coro di chi si ribella, desiderando ancorarsi ad una realtà che le sfugge e appare liquida, come le relazioni, i sogni, le speranze di tutti, "perché anche la fortuna è una raccomandata". 

La ricerca quasi ossessiva di un lavoro ci aliena, ci abitua ad un andamento che di per sé è tutto da sistemare, ma che rappresenta Dora, la protagonista, quasi come una figura sbagliata. "Perché tanto oggi va così" sembra essere il pensiero comune e rassegnato, ma è davvero giusto? Dora s’interroga, si arrabbia, si ammala. Un mal di testa feroce la tortura in modo incessante; un tarlo che la spinge a ricercare continue soluzioni, tra una sessione di yoga e una lezione di danza, si affida all’agopuntura per cercare sollievo e ricercare quel demone che non è altri se non la verità che è necessario trovare. 

Quella verità che tutti cerchiamo, ma teniamo nascosta, chiusi nei nostri Io, interessati solo all’immagine e all’apparire. È la società che posta continue foto su Facebook e del narcisismo dilagante. Dora, se da un lato appare ribelle e arrabbiata, dall’altro si rivela vulnerabile, fragile: "cosa dico se mi chiede cosa faccio?" Quasi si arrende quando si trova l’ennesimo curriculum ignorato, o il concorso pubblico creato ad arte per favoriti, il cui posto è già stato assegnato. 

Le tre Grazie: Incompetenza, Corruzione, Successo rappresentano "un sistema che non consente, già per il sospetto che insinua, e la rabbia che genera, nemmeno di presentarti al meglio delle tue capacità, non ci credi più". La scrittrice è disincantata proprio come la protagonista; prende coscienza che tutto questo cercare un lavoro, porta ad un deterioramento morale e i suoi pensieri trovano rifugio nelle fantasie che riflettono le sue paure e i suoi desideri. Emblematico il sogno in cui Dora si ritrova in macchina e guida sotto la pioggia, osservando tanti palazzi e un edificio scolastico. La ricerca del luogo di lavoro. 

Poi la voce del navigatore che ripete di fare un’inversione e Dora non sa cosa invertire, "né dove ricominciare a girare da un destino che mi costringe a vagare per cercare qualcosa da fare con quello che so, o penso di sapere". Scrive poesie, racconti, viene contattata per aver vinto un concorso, ma che la spinge a comprare un tot di copie stampate. È la denuncia contro editori che non rischiano più, ignorando i veri talenti e premiando chi ha del denaro. 

"Io voglio lavorare per dare qualcosa di me al mondo..." è il pensiero di Dora, il pensiero di tutti noi che leggiamo e ci ritroviamo nella medesima situazione. È un romanzo esistenzialista dove la scrittrice vomita la sua frustrazione; un diario liberatorio. "In Italia disoccupata tutti, me compresa, pensiamo di meritarci un lavoro, e almeno scriviamo, per non sprofondare nel nulla". 

Dora si erge a voce degli invisibili, dei poveri, degli immigrati, a chi, pur essendo con un titolo di studio, si vede costretto a lasciare l’Italia per trovare altrove un riconoscimento alle proprie capacità. "In quale andito si è perduto il merito?" s’interroga e così le giornate s-fumano, tra le tante mode anche quella del non fumo, a cui la protagonista si sottrae, fumando in modo compulsivo. Sarà la stessa scrittura, passione di Dora, a salvarla, a lasciarle intravedere la luce in una realtà oscura che uccide, e lasciare che le parole la incatenino e fuoriescano e muoiano, raccontando di personaggi che nel futuro potrà perfino incontrare, perché la fantasia, l’immaginazione hanno un grande potere, perfino quello di renderci felici. Lo stile della Bonomo appare duro, crudo, incisivo, sarcastico; bellissime le numerose metafore: "Cielo intossicato di periferia", "Cuore vetroso", "L’aria si colora di uno strano veleno". 

Usa un linguaggio moderno usando parole come PC, WORD, Wikipedia, Desktop, ma a volte risulta troppo concentrata nella sua condanna, da dimenticare di trovarsi di fronte un libro da rendere il più possibile comprensibile ai vari lettori, risultando dispersiva e confondendo con le numerose parentesi e la velocità delle scene, scaraventando il lettore da una situazione all’altra, come una pallina da ping pong. Ma forse è proprio questa l’intenzione della scrittrice; catapultare il lettore in una sorta di tritacarne impazzito, immedesimandolo nella frenesia interiore e suicida della protagonista.

Venerdì 26 aprile h. 18:00 presso la Libreria Pescebanana in Via Duca degli Abruzzi 32/A, Catania, si terrà la presentazione del libro che oggi vi abbiamo proposto in recensione.



Titolo: Navel
Autrice: Maristella Bonomo
Editore: Gilgamesh
Pagg.: 176
Prezzo: € 15,00
Voto: 7
25/04/2019, 01:10



Paolo-Valentino---Tu-salvati---Sem
Paolo-Valentino---Tu-salvati---Sem


 



Paolo Valentino - Tu salvati - Sem

Le recensioni in LIBRIrtà

A cura di Salvatore Massimo Fazio 

Paolo Valentino è una persona che eccelle anche per gentilezza. Lo scorso 27 marzo l’ho intervistato per il quotidiano L’Urlo e ne sono rimasto ancora una volta affascinato. Oggi vi presento il suo secondo romanzo pubblicato da Sem - Società Editrice Milanese che tanta durezza impone, nonostante uno stile particolareggiato e ben scorrevole, che farebbe pensare di risolvere la lettura di questo importante romanzo come uno svago.

Ho deciso di recensire "Tu salvati" per brevi ’scaglioni’, certo comunque di non creare confusione data la scelta di non mantenere una linearità. Ciò perché questo bel romanzo mi ha lasciato con una pesantezza riflessiva e formativa non indifferente, sul vivere contemporaneo e sulle paure che condizionano il mondo, che penso possa esser utile anche aprendolo a caso e leggendone alcune pagine: tutto si coglie e tutto torna utile per confermare i disastri che, forse nolentemente,  gli imbecilli producono a persone più fragili.

Pozzochiaro è un luogo vicino alla grande metropoli. Vi è una scuola secondaria superiore, dove insegna Bice Righetti, una quarantenne con una ’situazione’ familiare ’piatta’. Vive con la nonna fino a quando, data l’età avanzata, l’affida ad una casa di cura per anziani, motivo per il quale Bice si ritrova da sola tranne quando va a trovare, appunto, la propria congiunta che ogni volta che si incontrano, le ricorda la madre (di Bice) nonché sua figlia, che morì per dare alla luce proprio l’insegnante. Del padre invece nessuna notizia, se non che non lo ha mi conosciuto.

Nella scuola dove insegna e trascorre il quotidiano quasi monotono, un giorno si verifica una tragedia: una studentessa si toglie la vita, lanciandosi da una altezza dell’edificio scolastico. A questo suicidio assiste Arianna, una compagna della suicida.

L’ambiente scolastico oramai non è più come un tempo, dove almeno si tentava di mantenere un rispetto dei ruoli da parte dei discenti verso i docenti e viceversa. Bice è vittima di questa involuzione e anche Arianna. Nel caso di quest’ultima perché anche se tende a voler essere diligente e attenta allo studio, viene condizionata dal comportamento dei classici bulli di classe.

Pur vero è che gli stessi personaggi, presentano ognuno delle problematiche personali e/o familiari, che non sono trascurabili per il contesto in cui si svolge questa meravigliosa storia.

Bice che coi suoi quarant’anni, spesso nei momenti di solitudine, riosserva il suo passato facendo affiorare molte ombre , come quello della sua relazione appena diciassettenne con un vicino di casa, molto più grande di lei nonché costretto a vivere su una sedia a rotelle e dal quale rimarrà gravida, anche se affronterà il ’problema’ grazie alla sua nonna, esperta in risoluzioni ginecologiche.

Arianna, la studentessa che aveva assistito al suicido della compagna, vive una storia d’amore adolescenziale con un compagno di classe, arrivando al punto di concedersi per la prima volta. Con le complicazioni emotivo comportamentali che "la prima volta" comporta.

Della stessa Arianna. è segretamente innamorato un altro compagno, di nome Davide.

Durante una gita scolastica alla volta della capitale francese, per Arianna si creano delle situazioni sgradevoli, tanto da subire dal suo amato Massimo, una violenza che la segnerà profondamente. 
Bice saprà di ciò che è accaduto ad Arianna e le due donne, svilupperanno una complicità che le porterà a capire meglio il senso della propria vita.

Giunti a questo scaglionamento delle informazioni mi pare corretto proseguire sulla straordinaria sensibilità dell’autore, e non comunicare più nulla della storia di questo libro, che non mi spiego il perché, in tempi di grandi conflitti esistenziali e di reali difficoltà sociali e di un raffinatissimo autore che porge sul piatto di platino una penna strepitosamente esclusiva, non sia stato candidato al Premio Strega 2019. Ma questa è una mia osservazione, che però trova riscontro su ciò che in molti, pre uscita e dopo l’uscita di Tu salvati, ci siamo detti di esser certi che quel premio lo avrebbe vinto!

Il libro scorre in maniera veloce e particolareggiata. la storia riserva colpi di scena che ci mettono innanzi allo specchio della vita quotidiana, proprio quella che ci accompagna sempre: da svegli, da dormienti, da tutto. Valentino, risalta l’ambiente scolastico attuale, dove le parti rispetto ai principi di cui prima, si sono invertite solo unilateralmente: l’alunno fa ciò che vuole opprimendo e soffocando una frustrata docente e una fragile compagna. 

Il finale ci lascerà con un grosso segno di traccia su come affrontare questa società, embrione di questa vita.

Il titolo del libro è molto eloquente con il pensiero dello scrittore, a cui va il mio plauso personale per l’impegno nel raccontare uno spaccato di vita che (formerebbe le future generazioni) rende la lettura piacevole, seppur durissima e avvincente.


Titolo: Tu salvati
Autore: Paolo Valentino
Editore: Sem Società Editrice Milanese
Pagg.: 390
Prezzo: € 16,00
Voto: 10 e lode!


21/04/2019, 01:01



Stefano-Allievi---5-cose-che-tutti-dovremmo-sapere-sull’immigrazione-(e-una-da-fare)---Laterza-Editori


 



Stefano Allievi - 5 cose che tutti dovremmo sapere sull’immigrazione (e una da fare) - Laterza Editori

Il consigLIBRO della settimana
A cura di Letizia Cuzzola

Soprattutto nell’ultimo anno sembra che l’immigrazione sia diventata il male assoluto, il mostro da cui l’Italia debba difendersi, un vessillo politico per conquistare la fiducia della gente (?). Ma è davvero così? Davvero è il principale dei problemi da affrontare come raccontano i mezzi di distrazione di massa? Il sociologo Stefano Allievi si è posto la domanda, anzi 5, e ha provato a rispondere eviscerando la questione nel suo "5 cose che tutti dovremmo sapere sull’immigrazione (e una da fare)" (Editori Laterza, 2018).

- Perché ci muoviamo. L’uomo non è né un albero né una patella per cui non ha radici e non vive attaccato a uno scoglio. Il nomadismo ha fatto parte della storia dell’uomo, l’ha plasmata fin dalle sue origini: «Nessun europeo è nativo europeo, se andiamo indietro a sufficienza nella storia». Già, la storia, questa sconosciuta smemorata per cui dimentichiamo che anche l’Italia è stata ed è terra di emigrazione: «Gli italiani, giovani e meno giovani, che emigrano - quasi 200.000 quelli stimati nel 2017 - sono più degli stranieri che arrivano con gli sbarchi (119.000 nello stesso anno)».

- Perché si muovono loro. Allievi fra i push factorscita: «guerre, fame, dittature, persecuzioni (per motivi etnici, religiosi, razziali, politici), ingiustizie subìte, diseguaglianze, calamità naturali (incluse quelle dovute al cambiamento climatico), crescita demografica non accompagnata da crescita economica. A cui va aggiunto il puro e semplice sfruttamento delle risorse [...]». Soffermiamoci sulla demografia: l’Europa è il Vecchio Continente da qualunque punto di vista statistico lo si guardi e, quanto prima, la costruzione di nuove case di riposo sarà più necessaria di quella di nuove scuole.

- Perché arrivano in questo modo. La paura dell’arrivo di nuovi immigrati ha spinto molti Paesi europei a chiudere gli accessi regolari (come se uno di noi preferisse ricevere ospiti a sorpresa mentre sta facendo la doccia piuttosto che invitarli come e quando gli fa comodo), aprendo così, inconsciamente e incoscientemente, all’immigrazione clandestina. Della difficoltà di ottenere la documentazione necessaria e sui mezzi di trasporto tradizionali cui dovrebbero affidarsi quanti si ritrovano ad avere pure l’anima bombardata magari ne discutiamo in un altro momento, però... L’Europa avrebbe tutto da guadagnarci da una immigrazione regolare e regolamentata potrebbe facilmente sopperire alla carenza di forza lavoro: «Le esigenze del mercato del lavoro, del resto, ci sono, dato che l’Europa perde ogni anno 3 milioni di lavoratori che vanno in pensione e non sono sostituiti da nessuno, semplicemente perché chi avrebbe dovuto sostituirli non è mai nato».

- Perché proprio qui? E per fare cosa? «Quanti sono gli immigrati in Italia? Gli stranieri residenti al 1° gennaio 2018 [...] sono poco più di 5 milioni [...]. I cittadini non comunitari [...] sono 3.714.137». Il dato più interessante, però, è: «(...) gli stranieri versano 8 miliardi di euro di contributi sociali all’INPS, e ne ricevono circa 3 miliardi. Con i 5 miliardi di differenza si calcola che si paghino oltre 600.000 pensioni: di italiani». E queste pensioni riescono a pagarle grazie ai cosiddetti DDD JOBS (Dirty Dangerous and Demeaning - sporchi pericolosi e umilianti), quelli che noi non vogliamo o ci vergogniamo a fare insomma.

- Perché la diversità ci fa paura. E ci attrae. Rielaboro la domanda: perché un Ronaldo che corre dietro a una palla e una Belen che ci mostra la sua collezione di farfalle sono fighi? e un Mustafà che vende degli utilissimi kleenex al semaforo o una Svetlana che fa da badante alla nonna non lo sono? «Ma come dice un proverbio africano, "si sente il rumore dell’albero che cade, ma non quello della foresta che cresce". In particolare nel linguaggio giornalistico e politico: quando l’incontro funziona non fa notizia, non se ne parla, né si crea battaglia politica intorno ad esso; quando non funziona, sì». Semplificherei dicendo che è il vile denaro a fare la differenza fra ’cittadini del mondo e fulgidi esempi’ e ’poveri disgraziati sì ma pericolosi quanto le tarme nell’armadio’. Ed ecco che l’immigrato è un capro espiatorio: «il meccanismo del capro espiatorio è attraente perché, spesso, funziona: aiuta a proiettare il proprio malessere altrove, a dare la colpa a qualcun altro se le cose vanno male».

- Una cosa da fare (da cui discendono tutte le altre). RIAPRIRE I CANALI DI IMMIGRAZIONE REGOLARI. Non è difficile e non è impossibile riuscire a elaborare accordi bilaterali che permettano di gestire e regolare i flussi in maniera legale, sottraendoli alle mafie che i muri fisici, mentali hanno dato loro in pasto, creando questo sistema disumano.

Un libro piccolo, condensato ma indispensabile, da portare con sé e aprire, anche a caso, quando iniziamo a dimenticare che, un tempo, l’Italia meridionale era una propaggine della Grecia e quella settentrionale il parco giochi dei Barbari.

Titolo: 5 cose che tutti dovremmo sapere sull’immigrazione (e una da fare)
Autore: Stefano Allievi
Editore: Laterza
Pagg: 59
Prezzo: 3,00
Voto 8.5


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Le nostre rubriche seguono il seguente ordine settimanale:

 

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Il consigLIBRO della primavera 2019 è :


Valentina Di Cesare, L'anno che Bartolo decise di morire, Arkadia Editore.

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