All rights reserved
logo

Letto, riletto, recensito!

faziomassimomonade@yahoo.it
image-832

facebook
twitter
gplus
youtube
instagram

Seguici nei nostri social

"Testimoni sepolti" di Michele Rondelli (Ianieri) è il ConsigLIBRO Luglio 2022

01/07/2022 00:01

Admin

Recensioni, home, Il consigLIBRO del mese, Luglio 2022,

"Testimoni sepolti" di Michele Rondelli (Ianieri) è il ConsigLIBRO Luglio 2022

ConsigLIBRO del mese Luglio 2022A cura di Vincenzo Fazio

 Del romanzo di Michele Rondelli, vi racconteremo molto e in manera disordinata e vi parrà di aver ricevuto spoiler a raffica: nulla di più falso! Mi è doveroso comunicarvi che il nostro recensore ha deciso di impostare una disamina con molti elementi, alcuni svelati, come l'aneddoto del miracolo di San Vincenzo Ferreri, proprio per rendere magnificenza a questo autore che pagina dopo pagina riserva colpi di scena, che fanno anche sorridere se non addirittura ridere, per arrivare a comprendere che possiamo dimenticarci che in Sicilia qualcosa mai cambierà: sappiate che la mafia non è soltanto l'estortore fastidioso, né il bullo che viene allevato per uccidere, sappiate che dopo le mie considerazioni l'unica cosa da fare è di leggere questo romanzo di storia, di formazione , di ironia, di vita e quando non vi spiegate alcuni stravolgimenti nella vita di un essere umano, ripeto, dopo aver letto questo testamento, avrete le idee chiarissime. Il libro di Michele Rondelli è il migliore che ad oggi ho letto della collana Le Dalie Nere dell'ardito editore Mario Ianieri. Ma mi chiedo ancora una volta dove e quando un autore deve essere meritevole di attenzione con una major editrice, di quelle che stanno nel firmamento sempre, anche se pubblicano sciocchezze? Di quelle che gli attributi te li devastano perché ad esempio al Premio Strega, alla resa dei conti devi sorbirli, leggendo: in finale andranno 5 titoli di case importanti e 1 di una piccola editrice. Ma che razza di modi sono? Ma siamo vincolati a credere che chi può arrivare in alto riesce per merito? Macché! L'autore non fa cenno a quest'altra frangia di quella mafia che per nulla ha a che fare con crimini a cui siamo abitutati. La cultura che viene paventata grazie alla lettura, non crescerà mai se non si scoprono e pubblicano autori come Rondelli, che solo grazie ai piccoli e medi editori, che faticano più delle major, scopriamo, ma che meriterebbero le vetrine delle librerie di tutto lo Stivale. O se così riuscisse un piccolo medio editore, sarebbe la volta buona di schiaffeggiare le truffe che producono la casta che ha la priorità su tutto... oltraggaindo poi il colore rosso di una bandiera che ha fatto a pugni con se stessa per creare un livellamento corretto. Signori non potrà mai esistere il sogno e l'utopia della sinistra che livella le possibilità di tutti. (S.M. Fazio)


schermata-2022-06-22-alle-12.36.05.png

Michele Rondelli

 

Testimoni sepolti

 

Ianieri Editore

 

ConsigLIBRO del mese
Luglio 2022


A cura di Vincenzo Fazio

 

     Il romanzo che vi racconto è ambientata all'inizio del XX secolo, precisamente nel 1916, in provicnia di Palermo. La cittadina è Calarmena. Il protagonista è il giornalista Ruggero De Robertis che lavora per conto del giornale più importante della Sicilia. Questi viene inviato nel paesino succitato per indagare su alcuni omicidi. E fino a qui non abbiamo detto nulla di nuovo. Il De Robertis  vi si reca con un entusiasmo maggiore perché un suo compagno di Liceo, Paolo Lo Groi, era del luogo, tanto che lo accoglie facendolo alloggiare nell'unica locanda del posto, gestita dalla bella Rosa. Ruggero inizia a indagare a destra e manca, finché si imbatte in Vincenzino, un quattordicenne che in un momento di socializzazione racconta del lavoro dei familiari: la miniera di zolfo che è di proprietà della famiglia Pagano, costituita dal patriarca don Carmelo Pagano e dai suoi due figli che la gestiscono ma che litigano continuamente perché provano a sopraffarsi. Don Carmelo per tentare una tregua tra i due, affida la gestione a Paolo Lo Groi, l'amico Ruggero De Robertis. Sempre Vincenzino, racconta pure che uno dei due morti ammazzati, per i queli il giornalista si trovava in loco, era sua fratello e che a causa di ciò sarà lui a prenderne il posto in miniera, nonostante l'età e nonostante la sua riottosità perché vedeva la sofferenza del genitore e del fratello, ma per aiutare economicamente la famiglia dovette accettare. Il De Robertis ultimate le indagini, prepara l'articolo per il giornale, saluta e torna a Palermo.

 

L'anno dopo

    A distanza di un anno arriva notizia di una tragedia all'interno della miniera dove lavora Vincenzino. Il giornale invia nuovamente lo stesso De Robertis per indagare e raccogliere notizie.  De Robertis torna ad alloggiare nella locanda di Rosa e al contempo mentre investiga, conosce anche il commissario Luigi Barbagallo, col quale si instaura un rapporto di amicizia, tant'è che quest'ultimo gli propone di darsi del tu, dato che si trovano in loco per lo stesso motivo: indagare e capire cosa fosse accaduto.

 

    La notizia più eclatante è che mentre i lavoratori erano in miniera vi fu un crollo e i due fratelli Pagano, diedero ordine di murare le uscite, perché pensavano che potevano esservi altri crolli, con la conseguenza che lasciarono operai vivi murati sotto terra. Questi morirono tutti, ad eccezione del giovane Vincenzino di cui il giornalista aveva un bel ricordo. Come sopravvisse non è il luogo per narrarlo, ma sopravvise e a farlo curare dopo i  tredici giorni rimasto sottoterra pensò Paolo Lo Groi che si adoperò anche di evitare di far sapere chi fosse il superstite, ciò perché avrebbe potuto raccontare cosa ebbero a fare i fratelli Pagano, dunque far murare le uscite della miniera, lasciando ottantanove operai a morire, con il rischio di  una ribellione popolare. Non era tmepo, in paese si sapeva di un sopravvissuto, ma non il nome, ne chi fosse.

9791280022073_0_536_0_75.jpeg

Don Carmelo e l'esilarante miracolo del parroco

    E qui vale un approfondimento su don Carmelo Pagano. Quest'uomo era in possesso di questa potenza economica, perché sposò Clelia, una benestante di famiglia con la quale era stato combinato il matrimonio. Clelia era una donna molto colta e si era impegnata a creare una biblioteca locale e il suo carattere era molto freddo, tanto che don Carmelo aveva un'amante caliente come lui, di nome Emanuela, dalla quale ebbe una figlia di nome Anna, in paese definita come bastadda perché non si sapeva chi fosse il padre. Per far si che nell'ambiente Emanuela non passase come una poco di buono, don Carmelo organizzò un matrimonio con uno scellerato, così da creare la figura del padre di Anna, ma a questo poco di buono fu fatto firmare un accordo: che data la sua omosessualità, semmai fosse emersa un'attrazione improvvisa per Emanuela non doveva toccarla nemmeno con un dito. Consideriamo che a inizio XX secolo in alcune piccole realtà l'ignoranza era fortemente radicata. Passano gli anni e Anna cresce e diventa bellissima. Di Anna si innamora Vincenzino, il superstite che festeggiava l'onomastico il 5 aprile, San Vincenzo Ferreri. Il genio dello scrittore è legato a un aneddoto su San Vincenzo. Il parroco del luogo raccontò al piccolo Vincenzino e al giornalista del famoso miracolo del Santo: a una donna che lamentava della volgarità del marito, disse di bere dell'acqua miracolosa. E la cosa funzionava, perché il marito lentamente smetteva di lamentarsi. La donna andò dal prete e lo ringraziò ma gli chiese come fosse possibile il realizzarsi tale cosa. E risero, ma De Robertis, il giornalista, chiese al parroco come poteva essere accaduto un miracolo del genere. Questi glielo svelò: mettendosi l'acqua in bocca la donna non poteva rispondere al primo urlo del marito, così facendo lei non poteva più rispondergli e non dandosi addosso con le parole, smettevano di litigare.  Dunque il miracolo era far tacere la donna che incalzava contro il marito devastato di stanchezza. 

La promessa

    Frattanto Clelia si ammala, assistita da una dama di compagnia, una zitellona con una sola amica che era Rosa la locandiera. Clelia si avvicinava alla morte, ma prima dettò una lettera alla sua accudente chiedendole di darla al marito solo quando lei fosse stata tumulata. Nel momento in cui Clelia chiede di avere ultimi colloqui con prete, figli (i due rissosi, cattivi e violenti fratelli Pagano) e col marito, col quale ha un drammatico confronto. Clelia chiese a don Carmelo di aiutare Anna, perche sapeva che fosse la figlia fuori matrimonio di questi, il desidero era di farla portare nella propria casa per toglierla da quell'ambiente triste dove viveva assieme alla madre Emanuela e al fittizzio padre. Don Carmelo si commosse, e ricevette anche un altro desiderio, custodire i suoi libri ai quali dedicò tutta la sua vita. Morta Clelia, don Carmelo portò Anna a casa propria con la scusa di farle fare la domestica, ma Anna stava vivendo un momento doloroso, perché convinta che Vincenzino fosse morto in miniera. Ma Vincenzino era salvo, tant'è che Lo Groi, il giornalista e don Carmelo Pagano decisero di far sapere che il superstite era proprio Vincenzino: lo portano alla madre e poi lo portano da Anna, quest'ultima come la madre del ragazzo tornò a fiorire.

 

Tensioni tra i fratelli Pagano

    Qui nacque il problema che i fratelli Pagano temevano che Vincenzino raccontasse cosa avessero fatto loro, cioè murare e far morire 89 minatori, sino a organizzare un'imboscata per eliminare il ragazzo, ma dato l'odio tra i due fratelli non se ne fece nulla, anche perché impegnati, dopo la morte della madre, a spartirsi l'eredità e a organizzare un ulteriore omicidio: quello del loro padre. Il Lo Groi, che era amministratore delle aziende della famiglia Pagano, li convocò proponendo loro di spartirsi i benefici dei possedimenti ad anni alterni: per un anno uno dei fratelli godeva dei benesseri della miniera e l'altro dei vari latifondi, con la promessa che l'anno successivo si invertivano i controlli dell'eredità. Loro si accordano, ma le tensioni molto forti, finirono in un duello rusticano al centro del paese, moriranno ambedue per mano l'un dell'altro. 

 

Colpi di scena

    ll cavaliere Carmelo Pagano, al contempo viene messo alle strette dall'ex amante, Emanuela, al fine che riconoscesse la paternità, pubblicamente, di Anna. Per far si che la cosa diventasse legale. L'idea era che Emanuela diventasse vedova del finto marito ed essendo ambedue vedovi potevano sposarsi, manco a farlo apposta il finto marito venne ucciso in un agguato nelle campagne di zona da un pecoraio molto pericoloso. Don Carmelo  durante il periodo che i figli erano vivi aveva organizzato una mossa importante inviando in America presso un suo fraterno amico, un vitalizio perché prima o poi voleva scappare dal paese per giungere nella terra degli USA, e forse era giunto il momento, andare con Emanuela e la figliola Anna e l'innamorato di questa, Vincenzino. Il matrimonio andò in porto, don Carmelo lasciò in delega al Paolo Lo Groi la gestione e la vendita di tutti i suoi averi, essendo quest'ultimo un fidato che conosceva tutti i movimenti dell'economia dei Pagano. Lo Groi, propose anche un'altra mossa, al cavaliere, cioè di donare una quantità di denaro alle vedove dei morti in miniera, cosa che fu molto apprezzata dai cittadini del posto. Lo Groi così facendo crebbe di stima e popolarità, tanto che si candidò a sindaco riscontrando un successo non indifferente tanto da spingersi a fare politica a livelli alti fino a giungere a Roma, cosa che vi riuscì sino ad approdare al Senato della Repubblica. Non dimenticò gli amici: fece salire di grado il poliziotto, aiutò l'ex compagno di Liceo a farlo entrare nel miglior giornale italiano, scelse Rosa la locandiera come governante personale. Colpo di scena: Ruggero una sera mentre passeggia assieme a Luigi gli chiese come mai tutte queste persone avevano così tanti ruoli di alto livello, proprio loro che avevano vissuto gli omicidi di Calarmena.

 

Finito? Vi ho raccontato tutto? No, siete solo all'inizio. Questo libro merita tantissimo, perché consegna le chiavi non soltato di una grande verità, quanto può trasformarsi in un monito del vivere e del vedere oltre le apparenze.


schermata-2022-06-23-alle-23.18.31.png

L'autore
Michele Rondelli è nato a Casteltermini, in provincia di Agrigento, nel 1967. E' insegnante di Lettee nei licei. Scrive di libri per vari siti e testate. Ha pubblicato una raccolta di articoli dal titolo Suggestioni. Nel 2020 è stato finalista alla quarta edizione del premio letterario "RTL 102.5 e Mursia Romanzo Italiano", con quello che è diventato Testimoni sepolti.

 

Il libro 

Titolo: Testimoni sepolti

Editore: Ianieri

Pgg.: 303

Prezzo: € 19,00

Voto/ Valutazione: 10 con lode