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La terza di Paolo Pera per Piero Juvara è un 'Sole nuovo'

2021-07-16 00:01

Admin

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La terza di Paolo Pera per Piero Juvara è un 'Sole nuovo'

Piero Juvara - Sole nuovo - La Villisa - L'angolo della poesia - A cura di Paolo Pera

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Piero Juvara

 

Sole nuovo

 

Edizioni La Villisa

 

 

L'angolo della poesia


A cura di Paolo Pera

 

L’opera seconda di Piero Juvara, Sole nuovo (Edizioni La

Villisa, Bari 1994), raccoglie – come specificato nel sottotitolo

– poesie sulla vita, sulla fede, sull’amore e (pur in minima

parte) sulla morte. L’autore si dibatte infatti tra questi temi

risultando comunque un poeta del “dolore raddolcito” (mi si

passi il termine) dalla fede, una fede certa come ipotizza per lui

il prefatore (Roberto Laudani).

 

Nella poesia incipitaria il Nostro pone quelle che

sembrerebbero essere le linee guida del suo poetare: «Se

vogliamo capire la disperazione / e il motivo di essa, dobbiamo

far conto / di avere, intorno a noi, due orizzonti, / come due

grandi cerchi concentrici», il primo sarà «il confine delle

miserie umane» mentre il secondo «la Speranza e la Fede»

nelle quali «si scorge la luce dell’Assoluto». Il poeta insomma

sembra – come già si diceva sopra – angustiato da una pena per

le cose che esistono, pur avendo un’apparente certezza che

tutto questo dolore non sia vano: «Sta a noi, dunque, nel nostro

pellegrinare, / di stabilire dove posar lo sguardo», e Juvara –

benché assediato dai «frammenti d’ansia», per citare la sua

prima opera – sa bene dove posarlo.

 

Una metafora coglie il nostro stupore: là dove il poeta

dichiara di essere una creatura lunare (o forse la stessa luna?):

«Sono come la luna. / Fermento in chiaroscuro», metafora

questa di fragilità “rigogliosa” quando aggiunge: «[…] come

l’esile fiore che muore / per i sentieri invisibili del Cosmo».

Questa luna, in aggiunta, ci dice: «Grido talvolta, urlo,

piango, / ma tutto poi disperdo in allegria», ecco – come si

diceva più su – il “dolore raddolcito”, qui addirittura in un

mirabile esempio. A fargli da controcampo abbiamo altresì

questi versi: «[…] per quell’antico male, / perfino il mare /

aveva cambiato rumore / […] Oh, mio Dio / […] all’immensa

Luce / del Tuo nuovo Sole, / torno a sentire / la voce giusta del

mare», il poeta insomma fuoriesce a periodi dal male di vivere

incontrando di volta in volta quel Dio che in lui torna a

splendere in forma di sole, di rinascita spirituale ed

esistenziale, ridando così colore, gusto, odore e suono alle

cose. Dio è forse l’astro che nel poeta si accende? Di certo

Luce trascendente è per gli animi a questa volti. Interessante

sarebbe pensare Dio quale sole (“Sole nuovo”, Sole che sempre

rinasce nella Sua lirica creatura) mentre, come ipotizzavamo

poco prima, il poeta potrebbe andare ad assumere il ruolo di

luna (come peraltro ci spinge a fare un ritratto di questa,

Bianca, grande, immensa luna, che tanto sembra un autoritratto

metaforico del Nostro); a questo punto gli stadi della poesia di

Juvara potrebbero essere raffigurabili con la terra, e avremmo

così quanto ci interessa della nostra galassia.

 

Per dare tutti gli spunti necessari dei vari registri lirici del

verseggiatore catanese pongo di seguito un florilegio di versi:

un po’ per tipo (quattro come indica il sottotitolo), capaci però

di esemplificare i percorsi nell’opera contenuti. Rispetto al

tema della vita propongo questi versi: «La vita è un grande

carro antico / dove viaggiano guitti e burattini / dove le pene e

il dolore è amico / della morte in profumati lini»; per il tema

della fede: «Se Dio vorrà / ci sarà solo il vento quel giorno / a

spazzare gli oceani e violare / il profondo degli abissi / e

profanare gli anfratti più remoti / e abbattere le montagne /

dalle cime orgogliose / e a sommergere le foreste e i deserti / e

cancellare ogni traccia di uomo / e non si sentirà più / l’urlo

disumano dei morti / e sparirà il sangue nella notte / e ci sarà

solo il vento»; per l’amore: «Dentro l’altalena dei miei pensieri

/ che non trovavano un futuro, / tu sei entrata quieta, /

discreta, / come in punta di piedi… / / Io non t’aspettavo, non ti

cercavo… / la mia idea ferma al diniego / di un legame

duraturo. / Cavallo imbizzarrito / non mi domavo… / / Eppure,

tu, serena, decisa, / con quel tuo amore strano, paziente, / come

una goccia / lenta, inesauribile, / nel mio cuore / hai lasciato il

segno»; infine, per il tema della morte propongo questo distico:

«Il Sentimento: la Vita. / La Ragione: la Morte».