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L'editoriale di Letizia Cuzzola - Perché?

2021-06-13 00:01

Admin

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L'editoriale di Letizia Cuzzola - Perché?

Perché? - L'editoriale di letizia Cuzzola

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L'editoriale

 

 

Perché

 

 

di Letizia Cuzzola


Premessa. È una normale giornata infrasettimanale e, durante una pausa dal lavoro, scorro la home dei vari social ed è tutto un fiorire di immagini il cui contenuto varia solo di qualche virgola: “Sei una guerriera e tu il sole lo hai dentro”; “Gli uomini che sfottono le donne perché non sanno parcheggiare sono gli stessi che lasciati soli non trovano le mutande”; “Adoro la stronza che è in me” e così via su questa scia.

 

Ora, siccome io funziono a immagini, immediatamente mi vedo tentare di entrare in un’armatura con cui potrei raggiungere finalmente il metro e sessanta, sudare come un capocantiere sulla Salerno-Reggio Calabria a mezzogiorno del 15 agosto perché ho il sole dentro e nella corazza non c’è Cristo di far entrare tette e capelli, mentre cerco di parcheggiare e il tizio che vende i grattini mi chiede dove ha messo le mutande e la stronza che è in me esce a salvarmi rispondendogli: chiedi a quella nobildonna di tua moglie ché io devo andare a salvare il mondo! Oggettivamente non è una bella scena e i punti interrogativi che vedo formarsi sono grandi quanto alcuni millenni.

 

Enunciato 1: “Sei una guerriera e tu il sole lo hai dentro”. Qui i problemi di fondo sono due: non siamo in Siria e il sole, più che dentro, probabilmente lo avete preso troppo in fronte. La vita non è una passeggiata di salute; ci sono momenti in cui ci sentiamo bombardati dalla quotidianità e da problemi, laddove per questi ultimi intendo quelli che non hanno una soluzione perché se l’hanno sono solo difficoltà; ognuno di noi ha i suoi momenti di sconforto e la forza, come il coraggio, nessuno ce la può dare se non noi stessi checché se ne dica. Non siamo Giovanna d’Arco né Atena, non sta scritto che dobbiamo immolarci come kamikaze anche perché non mi risulta che nessuna delle due abbia migliorato la sua situazione dopo esser scesa in campo. L’immagine di me allo spiedo come un pollo o una porchetta non mi rassicura. Non sarà un post a infonderci fiducia o definirci guerriere mentre, in realtà, siamo figlie di Santa Pazienza Martire: è la possibilità di potersi guardare allo specchio al mattino e alla sera sapendo che abbiamo fatto del nostro meglio per non cadere. E se cadiamo non importa, non importa neanche se restiamo a terra per un po’ per riprendere le forze. Non siamo samurai intenti a interpretare il Bushido ma possiamo leggerlo mentre cerchiamo la Via; non facciamo niente di straordinario se semplicemente viviamo tentando di farlo nel migliore dei modi per noi stesse e per chi ci sta accanto. Affrontare le tribolazioni non è una guerra: è l’unico modo che abbiamo per andare avanti, ognuno nel proprio mondo e con i propri mezzi. Posso far passare che ci siano battaglie, lotte ma ho visto più volte tornare la luce dopo aver attraversato il buio più buio, anche in pigiama e senza bisogno di armature e lance e scudi.

 

Enunciato due: “Gli uomini che sfottono le donne perché non sanno parcheggiare sono gli stessi che lasciati soli non trovano le mutande”. Che io sia tendenzialmente maschilista è storia nota e frasi del genere mi danno il prurito alle mani perché partono dall’assunto che gli uomini, in generale, siano per la maggior parte inetti, incapaci di gestirsi anche nelle banalità. Io non so che gente conosciate e frequentiate né che esempi abbiate avuto in casa ma posso azzardare che, finché circolerà questa immagine del genere maschile, le battaglie femministe continueranno a schiantarsi contro un muro. Aggiungo: il principe azzurro non esiste e se ne vedete uno in giro e non è carnevale qualcosa che non va c’è comunque. È un’illusione pensare di poter trovare, in chiunque e in generale, la perfezione. Possiamo trovare affinità, complicità ma ci sarà sempre qualcosa che difetterà e, nella maggior parte dei casi, sarà proprio di quei difetti e della loro unicità che ci innamoreremo.

 

Enunciato tre: “Adoro la stronza che è in me”. La cosa più stronza che faccio è lasciare la suoneria dello smartphone attiva solo per tre contatti in rubrica su più di 800 dalle 23 alle 7. Il messaggio che passa lo trovo terribile, un “occhio per occhio, dente per dente” attualizzato, dove la legge avrebbe dovuto far da monito, intimorire per non incorrere in faide. Rispondere alla sofferenza procurandone altra è sadismo; lasciar correre non è debolezza ma autostima a sufficienza per capire quando è ora di cambiare strada; comportarsi da stronza può affascinare ma alla fine, al traguardo, si arriva in solitudine dopo aver fatto terra bruciata attorno ed è ammissibile soltanto se di secondo nome fate Attila.

 

In conclusione. Più che a lèggere impariamo a leggerci, guardiamoci e vediamoci senza infingimenti. Accettiamo che ci sono momenti nella vita in cui dobbiamo star sedute in pigiama sul divano a guardare la vita scorrerci davanti, attendere che passi la tempesta o semplicemente per riprendere forza. Le guerre lasciamole ai despoti, i principi azzurri alla Disney e le stronze a cuocere nel loro brodo ché i meme sono una cosa, la Vita un’altra.