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L'attenta riflessione di Gianfranco Cefalì su "La metà del doppio" di Fernando Bermúdez

2021-03-26 23:01

Admin

Recensioni, home, evergreen,

L'attenta riflessione di Gianfranco Cefalì su "La metà del doppio" di Fernando Bermúdez

Fernando Bermúdez - La metà del doppioSpartaco Edizioni - La riflessione - Gianfranco Cefalì

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Fernando Bermúdez

 

 

La metà del doppio

 

 

Spartaco edizioni

 

 

Le riflessioni
Gli evergreen


      Dell’illusione di un presunto scrittore o dell’annientamento

A cura di Gianfranco Cefalì

 

   

    Un vuoto. Piccolo. Poi, sempre più grande. Una voragine. Un sentimento. Forse due, forse tre, forse… dubbio, paura, codardìa. Forse, parola che esprime il dubbio, il dubbio che porta a una paura, la paura che porta all’essere codardo. Perché? Sincero. Devo esserlo. Senza attenuanti. Purtroppo.

   Inizio. La metà del doppio. Ritorno all’origine. Già dal titolo. Bellissimo. Un superlativo, che a me non piacciono i superlativi. Ma rende bene l’idea. Unico davvero. Dicevo dei sentimenti, dico, rifletto, tartaglio, non escono parole. Sì, mi sono bloccato. Un effetto straniante alla fine del primo racconto. Come fare? Come continuare? Questo libro mi ha inibito. Perfezione, una perfezione a cui tendere. Una perfezione che io non sono mai riuscito a trovare. Il dubbio. Ho dubitato di me stesso. Come autore scrittore. No. Non sono uno scrittore. Questo testo di Bermúdez lo conferma. Sì, perché ci sono quei libri che ti mettono con le spalle al muro. Che ti fanno dubitare. Che ti mettono paura. Non fraintendete. Anzi, sono sicuro che nessuno di voi abbia frainteso. Non c’è bisogno neanche di specificare. Forse, sempre mangiato dal dubbio, non dovrei neanche scrivere. Già, scrivere. Ma cosa? Ora mi sono fermato. Voi non potete saperlo. Sono qui, davanti lo schermo da dieci minuti. Ho scritto solo… Ora mi sono fermato. Voi non potete saperlo. Sono qui, davanti lo schermo da dieci minuti. Ho scritto solo. Mi riprendo. C’è un però.      

 

   C’è un ma. Voi direte, quanto sei arrogante! Sempre a dirci quello che noi pensiamo! No. Ma la domanda è giusta. Se c’è un però o un ma, ci saranno delle obbiezioni da fare. Sì, vero. Ma. Non nel senso che potreste intendere voi. Il dubbio ancora una volta. Questo tarlo che è cresciuto in me ha una storia lunga. Dicevo il ma e il però. Dico: è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Espressione anche questa che non gradisco, luoghi comuni e frasi fatte. Utilizzate fino a stordirci, perdono di reale significato. Usiamo la metafora della corsa. No, non rende. Ne cerco un’altra. Percorso, un lungo percorso che mi ha portato come dono quelle sensazioni che esprimevo prima.

    Sì, perché la colpa non è solo di questo libro, ma di tutte le letture che ho fatto in quest’ultimo periodo, dall’anno scorso fino a oggi, fino a domani. Da ragazzo a vecchio. Dicevo… tutta l’acqua è sul pavimento, dovrebbe essere trasparente, essendo acqua. Lo è. Cristallina come la scrittura dell’autore. Sono io che sono rimasto fradicio e sporco. Fradicio e sporco per aver letto tutti questi bei libri. E quest’ultimo ha fatto tracimare tutto. Già vacillavo parecchio sotto i colpi inferti da quei libri che avevano lasciato su di me segni indelebili, non sto qui a citarli tutti, basterebbe andare a vedere le mie ultime “impressioni”, non recensioni, ma impressioni, per capire che tutti questi libri mi hanno insegnato tanto. Bermúdez mi ha fatto crollare definitivamente. A terra ripenso a quello che ho scritto. A terra penso se mai dovessi scrivere. A terra al momento direi di no. Ancora con le spalle al muro, sì, perché nel frattempo sono riuscito a fare forza con le braccia e mi sono fatto sorreggere proprio dall’opera di Bermúdez, vi dico che dopo la lettura di questo libro mi sono accorto che la letteratura non è per tutti, ma io posso parlare solo per me. La scrittura, la letteratura non mi appartengono. Un po’ triste ma felice accetto tutto questo. Non sono preoccupato. La sana invidia che dovrebbe scattare in me per spingermi a superare me stesso non esiste. Non esiste perché sono contento di aver letto questo libro e tutti gli altri. Perché ho capito.

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   Un alone persistente, il dubbio se continuare o meno a provare a scrivere, la paura di non esserne all’altezza, la vigliaccheria nel non volerci provare. Almeno per il momento. 

   Direte voi… lo so, sto diventando stucchevole. Sempre a dirvi cose. Ma la domanda e le vostre obbiezioni anche in questo caso sono più che legittime. Dicevo… direte voi… non ci hai detto nulla del libro sei stato vacuo e assolutamente ci hai parlato solo di te e della tua presunta incapacità di scrittore! Avete notato? Sì, lo avete notato sicuramente. Vi ho fatto dire presunta incapacità! Come a voler lasciare a voi un dubbio. Il dubbio sul mio reale valore o capacità. L’ho scritto solo per instillare in voi il dubbio, ma principalmente per instillarlo in me. Poi... Lo avete detto così? Tutto d’un fiato? Io l’ho immaginato così. Come darvi torto? Avete perfettamente ragione. So anche questo, quel perfettamente della frase precedente potevo evitarlo. Non ho scritto tanto sul libro. Ne siete sicuri? Io ho tanti dubbi. Voi? Cosa c’è di più incantevole che rimanere senza parole davanti un’opera d’arte?

No, non la sindrome di Stendhal, ma poco ci manca. Direte voi… ancora con questa presunzione di sapere tutto. Voi direte che esagero, che non mi credete. Fate bene, non credetemi e andatevi a leggere questo libro.

   Illusione, dal titolo, direte voi? Cosa c’entra? È come un gioco di prestigio, lo fanno davanti i vostri occhi, sapete che è finzione, vi spiegano il trucco. Ogni volta rimanete con la bocca aperta e aspettate il prossimo numero. Ecco questo è scrivere. Questo è Bermúdez. Questo mi annienta.

Letteratura, immaginifica, metaletteraria in un continuo giocare con il lettore, intervalli di tempo e di spazio, asciutta, riflessiva, con una carica emotiva forte, pronta a deflagrare, sotto le macerie troverete me, ma… sì c’è sempre un ma nella vera letteratura, scommetto che sarete, per la prima volta, contenti di aver assistito a una esplosione, non semplici fuochi d’artificio, solo estetici e fini a sé stessi e ai nostri occhi, che alla fine lasciano il buio, attoniti per lo spettacolo ma pronti per la prossima manifestazioni di luci e ombre. Le vostre orecchie e la vostra mente invece sentiranno distintamente il boato, lo scoppio. E Le orecchie vi fischieranno e rimarranno tappate per molto tempo. Intontiti, felici.

Ne parleremo una volta che avrete finito di leggerlo. Solo allora. Per il momento non mi leggerete più. Per il momento non scriverò più.

 

Il volume è stato curato e tradotto da Gianni Barone, che ne ha scritto anche la postfazione.

Un plauso a Spartaco edizioni per aver portato questo autore in Italia.


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L'autore

Fernando Bermúdez è  nato  a  Buenos Aires nel 1962. Vive a Stoccolma dove ha  riunito un circolo di autori latinoamericani lì residenti, il Grupo Estocolmo, e vi coordina laboratori di scrittura. È docente di Linguistica moderna  all’Università di Uppsala. È membro della Writers Society Sweden.

Con «La metà del doppio» ha vinto il Premio Cortázar nel 1994 e il Premio Juan Rulfo nel 1997.

 

Il libro

Titolo: La metà del doppio
Edizioni: Spartaco

Pagg.: 140

Prezzo: € 14,00

 

 

 

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