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Claudia Durastanti - La straniera - La nave di Teseo

12/09/2019, 01:01

Claudia-Durastanti---La-straniera---La-nave-di-Teseo

ETNABOOK - L’articolo di Alessandro Russo sul prestigioso blog Letteratitudine di Massimo Maugeri - Aggiornamento

11/09/2019, 20:32

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ETNABOOK - Uscito il programma del festival - AGGIORNAMENTO

11/09/2019, 07:15

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Estate 2019 è di:


Gian Marco Griffi, Inciampi, 
Arkadia Editore.

26/09/2019, 01:01



Stefania-Auci---I-Leoni-di-Sicilia---Casa-Editrice-Nord


 



Stefania Auci - I Leoni di Sicilia - Editrice Nord

Le recensioni in LIBRIrtà

A cura di Anna Cavestri

Era il 1799 quando Paolo con sua moglie Giuseppina e Ignazio Florio si trasferiscono a Palermo da Bagnara Calabra, con sogni ed ambizioni per trasformare la loro vita da poco più che angusta a molto ricca fino a trasformarsi in una delle più potenti famiglie dell’isola e non solo.In quel momento la Sicilia, terra di continue conquiste, era sotto l’egemonia inglese, che in pace coi francesi rafforza la sua presenza nel mediterraneo e soprattutto in Sicilia, salvaguardando i propri interessi coloniali. 

Grazie al commercio di spezie, soprattutto ad uso medicinale, i fratelli Florio aprono la loro aromateria.L’inizio di questa nuova vita è stata difficile, la diffidenza dei palermitani, dei farmacisti e dei rivenditori di spezie non gli hanno risparmiato nulla.L’autrice ricostruisce abilmente l’ascesa della famiglia, di umili origini e per di più " stranieri ", che grazie al pioniere che è stato Paolo Florio coadiuvato dal fratello Ignazio, e dopo dal figlio Vincenzo, riesce con alleanze e affermazione sociale ed economica nella Sicilia preunitaria, crocevia di mercanti ed armatori, ad imporsi, alla borghesia e aristocratica isolana ostile nei loro confronti che per lunghi periodi vennero appellati come " facchini " o " bagnaroti calabresi". 

Paolo sposato con Giuseppina, aveva anche la moglie contro che non avrebbe voluto lasciare la sua terra e non perdeva occasione per rinfacciarglielo.Sempre scontenta, chiusa in casa con un unico scopo occuparsi del figlio Vincenzo.Paolo ed il fratello Ignazio sempre fortemente determinati e mai in disaccordo, il primo un po’ più duro il secondo più malleabile, si compensavano nella continua volontà di migliorare i loro affari e la situazione familiare. Paolo al momento del trasferimento aveva un bambino piccolo Vincenzo, Ignazio non era sposato, vivevano insieme e con loro c’era anche Vittoria, orfana di entrambi i genitori, il padre era fratello di Paolo, da quando aveva tre anni. 

Anche Vittoria e Ignazio avevano speranza di poter migliorare la loro vita in città . Dal commercio di spezie, avviano il commercio di zolfo, riescono a creare una loro compagnia di navigazione, fino a sviluppare in un periodo di forte instabilità politica e di intensi conflitti sociali, il potenziamento delle tonnare e la realizzazione di uno stabilimento industriale per la conservazione ( all’epoca pionieristico) e commercializzazione del tonno.E a parte le tonnare il genio dei Florio si manifestò nella commercializzazione del Marsala, altro successo dentro e fuori dal territorio isolano.
 
Nel romanzo trovano in giusto rilievo gli avvenimenti che fanno da sfondo all’ascesa della famiglia, ricostruito dalla scrittrice puntigliosamente, fino alla rivolta di Palermo nel 1820, senza omettere la " doppiezza " dei Florio nei confronti del potere.I Florio riescono con la capacità e anche l’astuzia a non retrocedere, la loro attività si amplifica.I personaggi sono ben delineati con profondità , sia le figure maschili che quelle femminili.Giuseppina moglie di Paolo, spirito conservatore e ostile al trasferimento in Sicilia, fino alla fine dei suoi giorni. 

L’intraprendenza del capofamiglia e del figlio Vincenzo dopo di lui, la pacatezza e la mediazione pacifica di Ignazio, l’apparente remissività di Giulia, milanese , che , tra mille difficoltà, sposerà Vincenzo Florio, dal carattere per niente facile come il padre. Vittoria, l’orfana che andrà in sposa ad una brava persona di Mistretta.( il paese di nascita di mia madre)Le dinamiche familiari sono un arricchimento del romanzo che altrimenti potrebbe sembrare solo un romanzo storico. 

Il linguaggio usato è un linguaggio colorito, che a volte usa sfumature dialettali, mai banale, che permette al lettore di calarsi nella realtà del racconto e di seguire e immaginare le bellezze del mediterraneo, e di Palermo che vengono narrate.Ogni capitolo è caratterizzato da un detto in siciliano e da una piccola nota storica che riporta avvenimenti storici reali del periodo. 

Per me siciliana d’origine e che conosco i luoghi di cui si parla è stato un tuffo nella mia terra, che seppur di un’epoca in cui non ero nemmeno nata, ha mantenuto (seppur con tutti i cambiamenti di tutti gli anni a venire) le caratteristiche di bellezza.La scrittrice ha fatto ricerche in archivi per documentarsi ed essere fedele alla realtà politica e della famiglia Florio, di cui racconta. È un romanzo piacevole e interessante. La lettura è consigliata.

Titolo: I leoni di Sicilia
Autrice: Stefania Auci
Edizioni: Casa Editrice Nord
Pagg.: 436
Prezzo: € 18,00
Voto: 10
12/09/2019, 01:01



Claudia-Durastanti---La-straniera---La-nave-di-Teseo


 



Claudia Durastanti - La straniera - La nave di Teseo

Le recensioni in LIBRIrtà

A cura di Anna Cavestri
N. B.: Questa recensione è stata pubblicata liberamente, nei suoi profili social, dalla nostra bookblogger Anna Cavestri, a ridosso della finale del Premio Strega 2019. Nel nostro blog si decise, per chiunque fosse il vincitore, di pubblicare le recensioni della cinquina finalista, anche dopo l’esito, ciò non vincola però i collaboratori di questo blog a rendersi liberi (certo fosse stato pubblicato in altro blog non ci saremmo azzardati). La libertà di riproporre il libro di Claudia, senza variare una virgola è per noi motivo di alta sensibilità ad accogliere anche ciò che già è uscito. Anche perché abbiamo un pubblico di oltre, saranno pochi, per noi è molto, 12800 lettori, che ogni giovedì alle ore 01:01 fanno schizzare le visualizzazioni del blog, cosa questa che ci ha permesso di entrare in contatto con l’editoria, gli autori, e relative possibilità di interviste anche in altre testate. Per noi è motivo di orgoglio e di pastura totale.


Un libro di cui si sta discutendo, forse perché era candidato allo Strega e che riscontra pareri contrastanti. 

«Mio padre e mia madre si sono conosciuti il giorno in cui lui ha cercato di buttarsi da ponte Sisto a Trastevere». Così inizia La straniera. Un attacco efficace. Ma anche per la prosa si può ripetere quello che si dice accada con la poesia: a volte il primo verso è un regalo della fortuna, il problema è come andare avanti. In questo caso, la rievocazione dell’episodio del salvataggio si conclude così: «Il giorno dopo, quando era uscita dal portone della scuola insieme alle amiche, lo aveva visto appoggiato a una macchina che non era la sua con le braccia incrociate, e in quel momento aveva capito di essere spacciata. Ho sempre invidiato l’espressione mistica e funesta con cui lo racconta, sempre stata gelosa di quell’apocalisse».

La Durastanti non è un’esordiente, è al suo quarto libro (non ho letto i primi tre); ha la padronanza del ritmo della prosa, la capacità di animare i periodi calibrando le scelte lessicali, propone tante analogie,insomma un buon rapporto col linguaggio, anche se a volte è pure troppo. Ciò non rende la lettura sempre scorrevole. 

Un’autobiografia scritta a un’età relativamente precoce, ma giustificata dalla singolarità del percorso vissuto. L’autobiografia, afferma l’autrice a un certo punto, è «la bastarda dei generi letterari, perché abbassa la soglia: è in mano a rifugiati, donne, disabili sopravvissuti all’Olocausto, sopravvissuti a qualsiasi cosa». Che lei si riconosca in questa definizione non c’è dubbio. 

Ebbene, uno degli insegnamenti cruciali della madre è che «anche da soli si sopravvive, ed è questo che temiamo di più [...] scoprire che davvero, da soli e distanti, sopravvivremo lo stesso». Tuttavia l’impianto tematico (anziché cronologico) dell’indice suggerisce anche un’idea diversa: quella d’una sorta di auto-etnografia, che compensa e corregge la tentazione della confessione. E ciò nonostante i titoli delle sei parti - Famiglia, Viaggi, Salute, Lavoro & Denaro, Amore, Di che segno sei - appaiano poi negli occhielli in dimensione ridotta, quasi volessero nascondersi dietro alle epigrafi. Tutte ben scelte, per parte loro, e tutte di scrittrici (Emily Dickinson, Ursula K. Le Guin, Virginia Woolf, Lorrie Moore, Antonella Anedda, Jean Rhys): dettaglio che pure avrà una sua pertinenza autobiografica. La generalità quasi trattatistica dei titoli delle parti (almeno delle prime cinque) trova riscontro nei titoli dei capitoli. 

A caratterizzare l’esistenza della protagonista sono due elementi: l’avere entrambi i genitori sordi, e l’essere cresciuta un po’ in Italia e un po’ in America. Ma bisogna precisare. Oltre ad essere sordi, i genitori sono abitati, ciascuno a proprio modo, da una propensione all’impulsività, alla marginalità (né l’uno né l’altra ha mai voluto apprendere il linguaggio dei segni), che li porta a vivere all’insegna d’una precarietà sbilenca, d’una febbrile inoperosità, associata nel padre a una tendenza all’improvvisazione arrischiata, a volte aggressivo,nella madre a una trasognata vena di saggezza. 

Controversa fin dall’inizio, la loro unione è destinata a fallire, ma rimarrà un sotterraneo legame, che chiamare «amore» sarebbe un’arbitraria semplificazione («L’amore fra sordi non esiste, è una fantasia da udenti»). Ma di persone con queste caratteristiche ce n’è anche tra i normodotati. Poi, l’America: dopo la nascita del primogenito i genitori decidono di raggiungere dalla Basilicata, il resto della famiglia materna a New York, o meglio a Brooklyn . Quando la protagonista ha sei anni i genitori si separano, e la madre torna con i due figli in Italia, nella Val d’Agri, pur seguitando a trascorrere le vacanze oltreoceano. D’acchito, la distanza fra l’America e la Basilicata parrebbe vertiginosa, ma la bambina ha un’impressione diversa: «a me pareva di stare in un posto simile al New Jersey dove abitava mio zio Paul, un luogo di rotonde e strade laconiche privo di centro».  

La straniera è in primo luogo la storia di una formazione, in cui hanno un posto privilegiato i familiari; nonna Rufina e nonno Vincenzo e i vari zii. Oltre ai genitori, grande importanza ha il fratello, cui la protagonista deve molto anche in termini di apprendimento linguistico: « mi rendo conto che la prima lingua che ho parlato è stata quella della prima persona che ho amato: l’italiano di un ragazzino di sei anni più grande di me, melodico e privo di intoppi, difeso con ostinazione quando nessuno attorno a noi lo parlava senza un’inflessione pesante, in una regione in cui l’uso del dialetto coincideva con la cittadinanza». 

In secondo luogo, La straniera contiene un discorso sulla disabilità dai connotati fortemente originali, che nulla concede a edificanti luoghi comuni. Per altro sono molto interessanti , ed esulano dal romanzo in se, le considerazioni e gli studi che ha fatto sul suono ed il silenzio, come contributo alla voglia di capire meglio la sordità. Inoltre - e lo dice il titolo - questo libro è anche una riflessione sull’essere straniero, condizione suscettibile di molte declinazioni diverse. Straniera è la figlia di emigrati a Brooklyn, americanizzati in maniera approssimativa e esposta agli stereotipi; straniera è la rimpatriata che in Basilicata mescola inglese e italiano e ignora il dialetto; straniera la giovane laureata in antropologia, ora giornalista, che si trasferisce a Londra. 

Esiste insomma un’accezione estesa del termine «straniero» che potrebbe riguardare ciascuno di noi.  La figura della protagonista emerge in maniera graduale, quasi svincolandosi a fatica dal bozzolo dello scombinato ambiente familiare di origine. Un ruolo decisivo nella sua maturazione è svolto dalle letture; fin dall’infanzia, dimostra una vera vocazione di lettrice. Ma numerosi sono anche i riferimenti a canzoni, film, telefilm, con una notevole varietà di autori e di generi.Il punto d’arrivo, inevitabilmente provvisorio (per di più in tempi di Brexit), è una Londra difficile e molto personale. Una città carica di storia - il primo alloggio è legato ai nomi. A Londra, i primi luoghi che la protagonista dichiara di aver amato davvero sono un cimitero (l’Abney Park Cemetery), un cinema (Rio) che proiettava vecchi film anche alle due di notte, e una pista per skateboard (lo Stockwell Skatepark). Come dire: una Londra atipica.Dove per altro vive una storia d’amore che sembra volgere al termine.

Nel complesso è un libro impegnativo, la scrittrice non segue un filo logico, ci sono flashback continui, ma come già detto non ci sono luoghi comuni. E’ un libro originale , secondo me merita di essere letto.


Titolo: La straniera
Autrice: Claudia Durastanti
Editore: La nave di Teseo
Pagg.: 285
Prezzo: € 18,00
Voto: 10

11/09/2019, 20:32



ETNABOOK---L’articolo-di-Alessandro-Russo-sul-prestigioso-blog-Letteratitudine-di-Massimo-Maugeri---Aggiornamento


 



ETNABOOK  

L’articolo di Alessandro Russo sul prestigioso blog Letteratitudine di Massimo Maugeri 

AGGIORNAMENTO




ETNABOOK 2019: dal 19 al 21 settembreSta qui per piantar le tende l’EtnaBook 
di Alessandro Russo.

Buongiorno, mentre scrivo ora dell’Etnabook mi chiedo se sarà questa la volta buona in cui una città chiamata Catania dimostrerà d’aver voglia d’abbandonare il suo peculiare provincialismo culturale.
I fatti: allo scopo di promuovere la cultura attraverso l’esplorazione del mondo universale del libro, prenderà tra pochi giorni il via all’ombra della gloriosa Montagna l’evento Etnabook Festival. Si tratta d’una "tre giorni" ricca di incontri, presentazioni e concorsi e che partirà il 19 settembre; la direzione artistica-organizzativa è a cura di NO_NAME.Obiettivi? Spingere il pubblico dentro le librerie in qualunque contesto si trovi e non soltanto per la moda di frequentar determinati luoghi: una promozione reale al libro come testimone di apertura del pensiero. L’evento-anteprima, organizzato dal Comune di Aci Sant’Antonio e dalla libreria Mondadori di Piazza Roma di Catania, è in programma alle 18,30 di venerdì 13 settembre al museo storico del carretto siciliano di Aci Sant’Antonio. Sarà presentata "La logica della lampara", Ed.Einaudi, l’ultima opera di Cristina Cassar Scalia, catanese e vincitrice del premio Racalmare-Sciascia 2019; la moderazione la curerà Maristella Bonomo.Le danze vere e proprie s’apriranno invece giovedì 19 settembre alle 10 del mattino nella sede CGIL di Catania in via Crociferi, con l’incontro "Conversazioni sulla figura storica di Nino Milazzo", relatore Tino Vittorio, moderatore Daniele Lo Porto. «Nino, -così Tino VIttorio- è un gigante discreto che a gennaio dell’anno prossimo compirà novant’anni. "La Sicilia" avrebbe bisogno di tutti i suoi novanta anni per avere la maturità, la signorilità, l’intelligenza di un quotidiano di una città nana e volgarmente presuntuosa, polifemica, monocola. Da leggere di Nino Milazzo, "Un Italiano di Sicilia", "L’uomo dei tramonti che amava la politica" e "I prigionieri di Sirte". Un uomo di carattere, professionalmente bravissimo e, pertanto, inaffidabile, riconosciutone il valore (che dalle nostre parti siculo-itale è un disvalore) - dicono le vicedirezioni del "Corriere della Sera" e de "L’indipendente" e la condirezione de "La Sicilia".»

Sarà inoltre l’Etnabook occasione ghiotta per incontrare -tra gli altri- Emanuela Ersilia Abbadessa, catanese, fresca candidata allo Strega, che presenterà il suo "È  da lì che vien la luce" (Piemme Ed.) dialogando con Eva Luna Mascolino. L’appuntamento è per le 7 del pomeriggio di venerdì 20 presso alla ex-libreria e ora legatoria Prampolini di Via Vittorio Emanuele II. 

Non meno stimolante si prospetta l’evento fissato per le 4 p.m. del giorno successivo presso la sede CGIL di via Crociferi: presentazione di "La Sicilia nel cuore" (Algra Ed.) di Milena Privitera che dialogherà con Lisa Bechis.In totale ci saranno una trentina di variegati eventi culturali; poi alle 9.30 di sera di sabato 21 settembre calerà in via Crociferi il sipario dell’Etnabook Festival con "Momento storico o tendenza eterna? Il fascismo ai tempi della crisi", incontro con Antonio Di Grado, Emanuele Fadda e Rosario Mangiameli, modera Mattia Gambilonghi. 

«Non c’è nazione moderna -parola di Antonio Di Grado- che non sia nata da un cruento rivolgimento, politico o religioso, che l’ha spaccata in due; e non c’è democrazia autentica che non si fondi sopra nette scelte di campo, o appassionate professioni di fede. Antifascismo, dunque, come principio indispensabile. Come la memoria, dolorosamente ma necessariamente "divisa".» 

«Etnabook -mi confida Salvatore Massimo Fazio - è una realtà giovane, composta da giovani, che hanno però notevole esperienza nell’organizzazione di eventi cinematografici e altre forme culturali, compresa la letteratura. Parlo di Giampiero Gobbi, instancabile social-man dell’intellighenzia catanese, di Cirino Cristaldi, scrittore-saggista e di Sara Adorno, stakanovista dell’ufficio stampa. 

La loro volontà si è sviluppata nel tentativo di coinvolgere le librerie del centro storico per allargarsi all’hinterland, dentro i centri commerciali a dare anima alle librerie che sono lì. E qualcosa di storico lo hanno concluso: con l’aiuto dell’associazione "Dirty Dozen", hanno coinvolto le biblioteche regionali presenti nel territorio etneo dove si terranno incontri. Il comune di Aci Sant’Antonio e quello di Sant’Agata Li Battiati sono stati gli unici a darci un patrocinio, consegnandoci degli spazi e un encomio per i nostri ospiti: non è poco.

Ritornando agli ospiti, partiamo da Daniele Zito che presenterà in anteprima  "Uno di noi" pubblicato per Miraggi. Ci sarà inoltre la catanese Katya Maugeri che con il saggio edito da Villaggio Maori "Liberaci dai nostri mali", ha compiuto un’indagine sulle carceri e sui dolori dei detenuti; ci saranno anche Francesco Filippi che ha scritto "Mussolini ha fatto anche cose buone" per Bollati Boringheri, Laura Tangherlini, giornalista di Rainews, Fausto Pirrello che con "Noseum" per Scatole Parlanti si è imposto all’attenzione nazionale e infine Giovanni Magrì, assegnista di ricerca in Filosofia del diritto all’Università di Catania. 

Il punto di forza di Etnabook sarà però il concorso legato al festival, un concorso importante a partire dal titolo "Cultura sotto il vulcano" e che sarà districato in tre sezioni. Io e lo dico con orgoglio, sarò presidente della giuria, una giuria tecnica composta da Sal Costa, Milena Privitera, Samantha Viva, Nunzio Famoso, Deborah Scalzo e Mariateresa Papale per la sezione saggio-narrativa. 

 Marco Tomaselli, Agnese Maugeri e Dario Miele sono invece i giurati della sezione poesia; parteciperanno al concorso autori emergenti e nomi che sono arrivati ad esser candidati allo Strega. Il grande equivoco che i detrattori di questo festival hanno cercato di strumentalizzare è la tematica scelta, un antifascismo che vuole essere una presa di posizione di ciò che accade nel mondo. Quel razzismo dominante che si sta muovendo a trecentosessanta gradi, l’antisemitismo, la mancanza di rispetto per le minoranze e le differenti etnie e religioni. Uno scambio di vedute per proliferare il benessere, l’accettazione del giusto, coinvolgendo tutti in dibattiti su una tematica che non sarà vincolata ad alcune posizioni politiche. Impossibile infatti creare cultura ed escludere altri: il confronto è indispensabile.»


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Paesietnei

Clicca qui per leggere l'intervista a

Gian Marco Griffi

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